Dieci persone denunciate per aver asportato il microchip dai propri documenti. È un’attività investigativa mirata portata avanti dalla polizia locale di Vigevano quella che ha permesso di portare alla luce un fenomeno particolare e insidioso: l’asportazione volontaria del microchip dalle carte d’identità elettroniche e, in un caso, da un permesso di soggiorno.
L’OPERAZIONE L’attività investigativa dei “ghisa” ducali ha già consentito di deferire in Procura dieci persone, individuate in possesso di documenti elettronici ai quali era stato asportato il microchip. Tra i casi accertati figura anche quello relativo a un permesso di soggiorno. Gli accertamenti condotti dagli operatori hanno permesso di individuare un elemento ricorrente: il microchip risultava rimosso con una lavorazione estremamente precisa, quasi chirurgica, mentre il resto del documento si presentava in ottime condizioni di conservazione. Una circostanza che, unitamente agli ulteriori elementi raccolti, ha fatto emergere il sospetto di una manomissione volontaria e ha consentito di avviare approfondite attività investigative. Un risultato reso possibile anche grazie a un’importante sinergia tra il personale dell’Ufficio Anagrafe e gli operatori della Polizia Locale. «Desidero esprimere il mio apprezzamento agli operatori che hanno condotto questa attività investigativa – è il commento dell’assessore alla polizia locale Domenico Cassese – È un risultato importante, che dimostra come il lavoro della Polizia Locale non si esaurisca nella presenza sul territorio e nell’attività di controllo, ma comprenda anche indagini complesse e specialistiche. Ai nostri agenti va il ringraziamento dell’Amministrazione comunale per la competenza, la dedizione e l’attenzione dimostrate».
FRODI IN CORSO? Quello dell’asportazione dei chip dai nuovi documenti elettronici è un fenomeno, che nel recente periodo, è stato riscontrato dalle forze dell’ordine in numerose parti d’Italia. Secondo ricostruzioni giornalistiche, un tempo a rimuovere i componenti elettronici dai documenti erano principalmente persone che davano credito a teorie complottiste che volevano i chip come strumenti di controllo da parte dei “poteri forti”. Un fenomeno marginale: quello che invece si sta riscontrando nell’ultimo periodo sembrerebbe (ma le indagini, e non solo a Vigevano, sono ancora in corso) essere legato al mondo delle frodi, con i chip (che riconducono a un’identità reale e verificata) che vengono utilizzati per creare documenti contraffatti in grado però di superare i controlli elettronici.
Alessio Facciolo

