La scuola che verrà 4 / Pigorini (Casale): «I tecnici han dimenticato la didattica»

Il Documento non risolve le criticità principali che dovrà affrontare il mondo scolastico e non considera la didattica, elemento fondante di tutto il sistema, per demandare l’applicazione delle linee guida alla responsabilità delle scuole e individuale. Questa è la valutazione del dossier presentato dal Cts fatta da Stefania Pigorini, dirigente scolastico dell’istituto Casale di Vigevano.

I tecnici semplicemente non se ne occupano – spiega – ma la domanda fondamentale per il prossimo anno scolastico è come proporre un percorso formativo di qualità e che garantisca almeno i livelli essenziali di prestazione per tutti

Visti i limiti in termini di spazi e organici, la modalità mista sembra candidata a recitare la parte del leone, ma non è esente da incertezze. «Tenere il 50% degli studenti in classe e il 50% a casa è tecnicamente difficile – afferma Pigorini – soprattutto se si pensa di applicare questa strategia a 41 classi, come nel caso del nostro Istituto, in quanto ci sono lacune nella rete e nella banda disponibile per la connessione».

La preside del Casale Pigorini
Pigorini

MENO ORE PIU’ DISPERSI? Al di là dei vincoli tecnologici, ancora più stringenti sono quelli legati all’apprendimento. «Il Collegio docenti avrà la grande responsabilità di scegliere un modello didattico capace di rispondere sia alle esigenze di recupero dell’anno che si sta concludendo sia alla necessità di sviluppare il curriculum dell’anno che si aprirà, il tutto all’interno di classi eterogenee». Senza contare che ci sarà una riduzione del monte ore in presenza con il conseguente “restringimento” dei programmi ai nuclei essenziali. «Ma occorre comunque costruire un percorso di qualità – precisa il dirigente del Casale – si sta pensando ad attività a distanza da far svolgere agli studenti in autonomia per acquisire “crediti formativi”, ispirandosi a quanto avviene in università». Una soluzione che potrebbe essere efficace e trasformarsi in un incentivo allo sviluppo delle competenze nel triennio, ma che allo stesso tempo rischia di essere una montagna insormontabile per il biennio.

I più piccoli non hanno questa autonomia e rischiano di “perdersi”. Il biennio è fondamentale per consolidare il metodo di studio e chi non ci riesce rimane indietro, con il rischio di un alto tasso di dispersione nell’anno scolastico 2020-2021». Per non parlare dell’inclusività, che richiede «personalizzazione dei percorsi per studenti disabili, Dsa e Bes, rispetto ai quali la modalità “mista” è una sfida ancora più grande della didattica a distanza

la scuola al tempo del coronavirus - Casale
Casale – lezioni a distanza

ALTRI NODI Accanto a tutto questo, esistono poi due sfide altrettanto impegnative: «il problema organizzativo per garantire le condizioni di sicurezza» e quello «economico». L’Esame di stato sarà un primo banco di prova, mantenendo 2 metri di distanza fra i membri della Commissione, il candidato, il testimone e l’eventuale ispettore «nelle aule del Casale si riesce a garantire la presenza in sicurezza di 9 persone».

Anche riducendo il distanziamento a un metro, le classi più capienti potrebbero ospitare «al massimo 12-13 tra studenti e docenti», senza tralasciare gli inevitabili spostamenti.

Passando ai corridoi, come gestire ingresso, uscita, intervallo? «Il documento non dà indicazioni precise – puntualizza Pigorini – certamente i primi due dovranno essere scaglionati, ma occorre prendere in considerazione anche gli orari dei mezzi di trasporto. L’intervallo potrà avvenire in classe, ma dovremo frazionare anche questo?». I bagni poi potrebbero essere off limits: «Al momento la dotazione organica dei collaboratori scolastici consente di assicurare un servizio minimo di vigilanza ai piani, a volte con una sola unità presente per ciascuno. Come garantire la vigilanza e in contemporanea potenziare il servizio di pulizia?».

Coronavirus Amu-Casale
in attesa dei rifornimenti ministeriali, il gel igienizzante Amu-Casale

ECONOMIA DI SCALA Le mascherine, i gel igienizzanti, gli altri strumenti da mettere in campo per la sanificazione e il controllo della sicurezza costano.

«Con 150 mascherine al giorno per il personale, ne usiamo 750 in una settimana di 5 giorni lavorativi, se dovessero costare 0.50 euro l’una la spesa mensile varierebbe tra i 1500 e i 1800 euro, senza contare gli altri Dpi per il personale Ata e i prodotti per l’igienizzazione delle mani e delle superfici».

Il Miur ha stanziato fondi ad hoc, ma le previsioni di spesa sono superiori. Speriamo almeno che i beni siano reperibili, a differenza di quanto accade in questo periodo». A conti fatti

gran parte del “successo” dipenderà dalla responsabilità individuale di tutti i soggetti coinvolti

Gds

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