La commissione speciale per la difesa dell’ospedale San Martino di Mede è stata sciolta nell’ultimo consiglio comunale. Tutti i consiglieri hanno convenuto che l’organismo municipale era praticamente inutile, nonostante gli sforzi fatti per contrastare il rischio di una progressiva chiusura del presidio medico, punto di riferimento di molti Comuni della bassa Lomellina. «Gli scopi che si era prefissa – spiega il sindaco Giorgio Guardamagna – non sono stati raggiunti in virtù della insensibilità e scarsa attenzione dimostrata da Asst Pavia nei riguardi del nostro ospedale.
L’impegno, la disponibilità e comprensione sempre dimostrata verso i vertici della sanità pavese da noi tutti, hanno prodotto, nei fatti concreti, un costante impoverimento dell’ospedale, dimostrabile da continui disservizi, lacune di personale, chiusura del Punto di Primo Intervento, destinazione ad altri nosocomi di apparecchiature diagnostiche.
Tutte azioni che, chiaramente, attestano un disegno preciso di abbandono del San Martino. Non saremo inerti, naturalmente, e con la collaborazione dei Comuni vicini, faremo sentire la nostra voce. Sussurrare educatamente non ha funzionato, troveremo altre forme».
Sulla stessa lunghezza d’onda la capogruppo della minoranza di centrosinistra, Antonella Bertarello: «Sulla stampa locale si leggono notizie positive e di sviluppo circa l’ospedale di Stradella e dell’apertura di sportelli per scelta e revoca del medico a Sannazzaro e il nuovo centro di Garlasco. Molto bene, significa che Asst sta investendo sulla medicina territoriale. Tuttavia Mede resta lettera morta, nessun investimento serio che possa tranquillizzare gli animi sia degli abitanti che degli operatori sanitari. Le promesse dei vertici provinciali, fatte oramai più di un anno fa in municipio, sono cadute nel vuoto.

Di recente, presso l’ospedale medese, è stato istituito un ambulatorio di medicina d’urgenza che non si sa a cosa serva visto che un potenziale paziente con urgenza, prima di essere ricevuto deve recarsi dal proprio medico per avere l’impegnativa con segnalazione d’urgenza, poi recarsi in ospedale nel suddetto ambulatorio quindi, se davvero sussistono i presupposti per un ricovero (nel frattempo è già trascorso un tempo considerevole), il paziente viene spedito ad un pronto soccorso provinciale ad esempio Voghera o Vigevano, dove non è chiaro se avrà una corsia preferenziale per un eventuale ricovero. Una vera presa in giro, il tutto per non investire in un punto di primo soccorso. Ma quale colpa hanno i lomellini per essere trattati in questo modo? L’auspicio è che il sindaco Guardamagna alzi sonoramente la voce e faccia sentire le ragioni di un territorio depredato dei servizi essenziali, di cui l’ospedale è quello più importante».
Davide Zardo

