Il mondo produttivo teme gli effetti del nuovo semi-lockdown. Luigi Grechi è presidente di Confartigianato imprese Lomellina; percepisce una difficoltà a tutto tondo e qual è la situazione?
«Noi abbiamo il riscontro di chi fa asporto, dalle panetterie alle gelaterie: siamo a livelli di sussistenza, se non interviene il Governo con misure a fondo perduto, dopo la crisi troveremo il deserto. Soffre anche l’indotto, dall’installatore d’impianti alle attività di sostegno alle imprese. L’economia è interconnessa tra comparti e nazioni, non è che fermandone uno non si creano danni agli altri. Faccio un esempio, la viticoltura per il 70% del mercato al valore si rivolge alla ristorazione.
Non basta un ristoro minimo, altrimenti il rischio è di una tragedia sociale
Gli altri settori come stanno?
«Il manifatturiero sta subendo anche i riflessi di una crisi internazionale, essendo a vocazione esportatrice, in particolare il calzaturiero e il meccano-calzaturiero. I servizi alla persona si stavano riprendendo, ma l’ulteriore stretta porta effetti negativi perché sono attività che risentono della propensione di spesa delle persone. Banalmente, se uno non esce magari rinuncia a fare l’acconciatura. Anche il settore delle costruzioni affronta una grande difficoltà, in questo caso manca la chiarezza, mi riferisco in particolare al bonus del 110%, che non è partito e chissà quando avrà una ricaduta, perché sono interventi che hanno tempi di esecuzione lunghi. Siamo in una babele burocratica, invidio il pragmatismo tedesco fatto di poche regole, ma chiare».

Teme che si giunga a una conflittualità diffusa, come si vede in questi giorni?
«Finora le misure tamponano l’emergenza, ma ha ragione Confindustria a dire che non si vede una prospettiva.
Le azioni intraprese tendono a dividere il Paese, alcune categorie restano intoccabili, come impiegati pubblici e imprese di servizio, e altre penalizzate, compresi collaboratori e dipendenti. Si rischia un grave conflitto sociale
C’erano alternative?
«Noi non siamo medici né epidemiologi, si è sottovalutato il problema quando occorreva affrontarlo. Ci sarebbe voluta lungimiranza, abbiamo assistito a discussioni estive sui banchi e sulle discoteche, forse bisognava potenziare il sistema sanitario e ripensare il trasporto pubblico.
Ci sono stati annunci, come la sfilata vergognosa degli “stati generali” a Roma, una passerella in cui si faceva credere di definire il futuro, mentre si perdeva di vista il domani
Crede che anche Natale sia compromesso?
«Non solo è perso il periodo natalizio, ci vorrà un anno anche per riprendere i ritmi produttivi pre-covid. Dobbiamo sfruttare questo periodo per far sì che le nostre imprese siano pronte alla ripartenza, perché ci sarà. D’altra parte i problemi del territorio sono ancora lì: infrastrutture, attrattività, costruzione di una rete d’imprese».

Voi avete individuato in fiducia, produttività, innovazione, infrastrutture le linee guida “Per una nuova normalità”.
«Si tratta di un documento elaborato in luglio insieme alla consorella di Varese. Cosa succederà? Quali sono i driver del prossimo futuro? Questa volta davvero nulla sarà come prima. Cambieranno lavoro, distribuzione, produzione. Pensiamo si possa ripartire da queste parole chiave».
Vigevano e la Lomellina saranno pronte per affrontare la sfida della riconversione digitale e verde alla base del progetto “Next Generation Eu”?
«La flessibilità e la capacità di adattarsi al mercato sono due nostre caratteristiche, abbiamo attraversato altre trasformazioni: nel 2000 l’ingresso della Cina nel Wto e il decollo della globalizzazione, nel 2008 la crisi finanziaria, ora questa, nella quale il confronto è anche sui livelli distributivi e penso ad Amazon. L’opportunità di una riconversione green e digitale ci vede favorevoli, le nostre imprese si basano non solo sul prodotto,
ma anche su ciò che definiamo “valore artigiano” e in questo ambito sostenibilità, riuso, eco-compatibilità sono aspetti a cui si dedica molto studio
«Ad esempio da parte di produttori di materiali, che si stanno orientando nel produrne di eco-sostenibili, a partire dalle grandi firme. Noi cerchiamo di dare un supporto alle imprese, importante sarà la formazione».

Attraverso gli Its, gli Istituti tecnici secondari post-diploma pensati per formare tecnici specializzati e compartecipati da istituzioni, scuola, imprese?
«E’ un nostro cavallo di battaglia, in un evento del 2019 – “Da Leonardo all’impresa: conoscenze e competenze per lo sviluppo” ndr – avevamo invitato i responsabili dell’Its Incom di Busto Arsizio e dell’Its Pavia Città della Formazione proprio per portare un esempio. Con l’istituto Caramuel stavamo dialogando per un’iniziativa sulla meccatronica.
Il futuro è questo: una specializzazione post-diploma non universitaria, ma di livello universitario
Potrebbe essere un momento irripetibile per dimostrare lungimiranza?
«Sì, i momenti di crisi sono anche quelli che chiedono coraggio e fiducia».
Giuseppe Del Signore

