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    Alla ricerca del lupo, tra storia e natura

    Il lupo: animale spesso temuto, ma da molti anche idealizzato come simbolo di libertà, sempre più presente nei boschi della Penisola e per questo ora oggetto di un monitoraggio su tutto il suolo nazionale. Una “caccia” da svolgere senza fucile e trappole, ma con il lavoro attento di studiosi e operatori per comprendere come gestire il suo ritorno.

    Il Parco del Ticino sarà tra gli enti che parteciperanno al primo monitoraggio dell’animale in Italia: la ricerca, partita nei giorni scorsi e che vedrà la sua conclusione a marzo 2021, sarà coordinata da Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) su mandato del Ministero dell’Ambiente e applicherà per la prima volta un programma coordinato realizzato sulla base di disegni di campionamento standardizzati. Sul campo, il lavoro sarà svolto da oltre 20 tecnici selezionati nell’ambito di un accordo tra Ispra e Federparchi, ai quali si affiancheranno esperti delle regioni e province autonome, dei parchi nazionali e di quelli regionali, da una rete di personale appositamente formato del Comando Unità Forestali dell’Arma dei Carabinieri, coinvolgendo anche diverse associazioni e una rete di volontari.

    Il “censimento” non è un’azione fine a sé stessa: negli ultimi anni il lupo (che negli anni ’70 sopravviveva solo in piccoli nuclei sugli Appennini) è stato protagonista di una notevole espansione, che lo ha visto ricolonizzare zone nelle quali era scomparso da tempo, spingendosi fino in Svizzera, Francia e addirittura Spagna. Nonostante i timori che la presenza di un grosso predatore può far insorgere (soprattutto per pastori e allevatori) il lupo può invece essere un prezioso alleato dell’uomo nel controllo degli ungulati come daini, caprioli e soprattutto cinghiali, quelli sì dannosi per le coltivazioni se presenti in numero eccessivo.

    Nel Parco del Ticino è stato finora soltanto un ospite occasionale: l’ultimo avvistamento risale al 2017, quando un esemplare era stato fototrappolato nel Magentino. Ricerche condotte sul campo da degli studiosi dell’Università di Pavia avevano accertato come l’animale (probabilmente una femmina della sottospecie appenninica, endemismo tutto italiano) si fosse spinto anche in Lomellina e Piemonte, con tracce del suo passaggio rinvenute a Cassolnovo e Cerano. Un avvistamento a suo modo storico (raramente il lupo si spinge in pianura), che aveva confermato l’importante ruolo di “corridoio biologico” del Parco. Altre segnalazioni (la più recente in Lomellina risale a questo settembre, tra Pieve del Cairo e Gambarana) sono da far risalire ad animali domestici come il cane cecoslovacco, facilmente scambiabili con il lupo a un occhio “profano”.

    Se ora la percezione del lupo è in parte cambiata, in passato il rapporto fra l’uomo e questo animale era più conflittuale, tanto da farne il “cattivo” delle favole per eccellenza: ampiamente presente anche sul nostro territorio, nelle “Memorie istoriche della città e del contado di Vigevano” di Pietro Giorgio Biffignandi Brambilla si parla addirittura di campagne infestate ai tempi di Ludovico il Moro. Lo storico fa risalire l’edificazione della scomparsa chiesa di S. Giuliana (protettrice contro i lupi, secondo la tradizione) a una «prodigiosa quantità» di questi predatori, che

    «infestando il paese avevano divorato circa ottocento persone».

    Cifra probabilmente esagerata, ma la preoccupazione era tale da imporre una taglia da quattro lire per ogni capo ucciso. In particolare era temuto “Lupo Zoppo”, così chiamato dopo esser stato ferito da un contadino, che era «più furibondo e micidiale degli altri», tanto da dar origine a motti e leggende popolari: «Dal che è nato fra noi il proverbio – scrive il Brambilla – che volendo dinotare un uomo malvagio sul dirsi: pare un lupo zoppo».

    Le ultime presenze rintracciabili del lupo in Lomellina si fanno risalire ai primi del 1800: ancora numeroso sulle rive del Ticino a inizio secolo, i moschetti dei cacciatori e il progressivo disboscamento ne hanno fatto letteralmente tabula rasa. Nel 1815, con l’uccisione di una femmina gravida, il lupo spariva dal territorio di Vigevano: “Lupo Zoppo”, ormai, non esisteva più neanche nei proverbi dei vecchi.

    Alessio Facciolo

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