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    Bona Sforza: ricordando la regina ducale

    Avrebbe compiuto 527 anni Bona Sforza, Regina di Polonia, nonché una delle regine più importanti d’Europa nel ‘500, ma che oggi sembra essere stata dimenticata.
    Figlia di Gian Galeazzo Sforza e di Isabella d’Aragona, Bona nacque il 2 febbraio 1494 a Vigevano, ma visse tra Milano e Bari. Proprio a Bari, nel bellissimo Castello Normanno-Svevo – l’imponente fortezza che si erge ai margini della città vecchia – ebbe inizio il periodo di formazione che la portò a essere una delle giovani donne più colte e interessanti d’Europa. I suoi precettori furono, infatti, Antonio de Ferraris – medico, filosofo e astronomo italiano, appartenente alla minoranza greca del Salento – e Crisostomo Colonna – umanista e poeta, membro dell’accademia Pontaniana. Pare tuttavia che la formazione della sua personalità fu curata principalmente dalla madre, che si impegnò molto per combinare un matrimonio vantaggioso tanto per la figlia quanto per gli interessi della dinastia.

    Nel 1518, infatti, Bona lasciò l’Italia e divenne la seconda moglie di Sigismondo I il Vecchio, re di Polonia e Granduca di Lituania. A 24 anni venne, quindi, incoronata Regina di Polonia, scontrandosi con una realtà completamente diversa da quella a lei familiare, a partire dal regime alimentare. Era abituata a una dieta ricca di frutta fresca, verdura e olio d’oliva e, invece, la cucina polacca si basava prettamente sul consumo di carne, fagioli e alcuni cibi fortemente speziati, che la facevano stare male. Per questa ragione, dopo alcuni mesi dal suo arrivo, iniziò a coltivare le proprie verdure nell’orto vicino al castello di Wawel. All’inizio i nobili polacchi non capirono la dieta di Bona, ma con il tempo le verdure iniziarono a essere sempre più popolari.

    Lo stemma del Regno di Polonia

    In seguito alla morte del marito, avvenuta nel 1548, Bona divenne una figura centrale per la politica polacca, con un particolare interesse nei confronti della politica estera: era contraria all’egemonia degli Asburgo e sostenne con forza le azioni dell’Impero Ottomano. Dalle poche informazioni sulla sua corrispondenza con Hurrem Sultan, moglie legale di Solimano il Magnifico, è emerso grazie ai buoni rapporti tra le due donne, la Polonia sia stata salvata dall’attacco dell’esercito ottomano.
    Tuttavia, come molte altre donne importanti del ‘500, venne accusata di stregoneria. Soprattutto, a causa della sua volontà di ammodernare il Paese divenendo mecenate di scienziati e artisti e cercando di influenzare la legge. I suoi progetti erano molto articolati ma nel 1556, a causa della mancanza di sostegno, decise di far rientro a Bari. Purtroppo, dopo solo un anno dal ritorno nella città della sua infanzia, il 19 novembre 1557 venne avvelenata dal suo ufficiale di fiducia, Gian Lorenzo Pappacoda. L’ordine arrivò da Filippo II di Spagna per evitare di ripagare un enorme debito.

    La tomba di Bona Sforza a Bari

    Bona Sforza morì all’età di 63 anni e fu sepolta nella Basilica di San Nicola. La storia racconta che la bara rimase incustodita per molte ore e prese fuoco a causa di alcune candele, ma il corpo venne comunque tumulato. Tempo dopo, i figli Sigismondo e Anna provvidero a far costruire un sepolcro sontuoso, situato dietro l’altare maggiore della Basilica, che tuttora è una delle maggiori attrazioni per i visitatori di Bari.
    Nel febbraio del 2016, in occasione del 522esimo compleanno dell’ex Regina di Polonia, la città di Vigevano ha inaugurato sotto la torre del Bramante una targa in suo onore, realizzata in ceramica con fregi in oro puro da Angelo Pensa.

    Annunziata Asaro

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