Hospice di Mede, quando l’arte entra in corsia

Era un’aria aria diversa, più lenta e profonda, quella che si è respirata nelle sale dell’Asst la scorsa settimana, durante la presentazione ufficiale del volume “Arteterapia e narrazione nella fragilità”. All’incontro erano presenti il direttore generale Andrea Frignani, il direttore sociosanitario Giancarlo Iannello, e Guido Bertassi, presidente dell’associazione Amici delle cure palliative di Mede, che ha illustrato il senso e il percorso del libro.

L’HOSPICE DI MEDE La pubblicazione, curata da Maria Giulia Marini, Emilio Bombardieri e Livio Carnevale, raccoglie contributi di autorevoli studiosi italiani e internazionali e affronta il tema delle cure palliative attraverso uno sguardo che intreccia medicina, arte e narrazione. Al centro del volume c’è l’esperienza maturata in oltre due anni di attività presso l’Hospice di Cure Palliative dell’Ospedale di Mede: un progetto nato dall’esposizione permanente, lungo le pareti del reparto, di opere ispirate ai grandi maestri – da Monet a Van Gogh, da Hokusai a Michelangelo, fino a Bialetti – che hanno accompagnato i pazienti fragili in un percorso di racconto e condivisione, sostenuto da operatori sanitari, volontari e familiari. Nel suo intervento, Bertassi ha voluto esprimere un ringraziamento sentito a tutte le persone che hanno reso possibile il progetto all’interno dell’Ospedale di Mede – medici, infermieri, volontari e benefattori – e alle autorità sanitarie dell’Asst, che hanno creduto e collaborato alla sua realizzazione, in un cammino che si inserisce pienamente nel solco tracciato dall’Organizzazione mondiale della sanità,

la quale già nel 2019 ha riconosciuto il valore dell’arte come supporto alle cure mediche, capace di umanizzare gli spazi ospedalieri e migliorare la qualità dell’assistenza.

ARTE COME CURA Il progetto e il libro raccontano con chiarezza una visione: l’arte, con la sua bellezza silenziosa, non è un semplice ornamento, ma parte integrante della cura; i volti, i cieli e i paesaggi appesi alle pareti dell’Hospice diventano presenze discrete che accompagnano il tempo della malattia, riportando al centro la persona, la sua storia e il suo mondo interiore, offrendo sollievo, conforto e, talvolta, una fragile ma preziosa speranza. Nel corso dell’incontro è stato infine ricordato il ruolo costante dell’associazione Amici delle cure palliative “Mariuccia e Giovanni Manera”, attiva dal dicembre 2019 nel sostenere l’Unità operativa di cure palliative dell’Ospedale San Martino attraverso un impegno continuo fatto di iniziative e progetti che affiancano l’assistenza sanitaria – dalla fornitura di strumenti e arredi alla formazione, fino ai mezzi di trasporto – sempre in stretta collaborazione e sintonia con le autorità sanitarie, in un lavoro spesso silenzioso ma essenziale che mette al centro la dignità e l’umanità della cura.

Davide Zardo

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