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    Il ritorno della lontra nel Fiume Azzurro

    Quante lontre ci sono nel Ticino? Almeno sei. Sono queste le conclusioni a cui è arrivata una ricerca genetica condotta tra il 2008 e il 2018 e il cui esito è stato descritto in un articolo di Alessandro Balestrieri (biologo dell’Università di Milano) e coautori pubblicato su Oryx, prestigiosa rivista internazionale dedicata alla biodiversità. Analizzando 25 campioni di escrementi raccolti in una decade, gli studiosi sono stati in grado di mappare il profilo genetico di sei distinti animali, la cui presenza è stata occasionalmente segnalata lungo il corso del Fiume Azzurro, soprattutto nel tratto in cui lo stesso attraversa la Lomellina: la ricerca non fa che confermare ciò che alcuni ricercatori sospettavano da tempo, ovvero la presenza di una piccola popolazione di questo schivo mustelide dalle abitudini acquatiche, un tempo diffusissimo nei fiumi europei e ora scomparso da molte zone del suo antico areale.

    Ma le lontre, nel Ticino, come ci sono arrivate (o per meglio dire, tornate)? Fino alla fine dell’800, la lontra era un animale tutt’altro che raro sul nostro territorio, tanto che i rilievi ambientali del Regno di Sardegna lo citavano, assieme a tinche e lucci, tra i “pesci” (cosa che non è: si tratta ovviamente di un mammifero) di cui le acque lomelline erano ricche. Poi, il declino, causato da una presenza umana sempre più invasiva e dai mutamenti dell’habitat fluviale: l’ultima osservazione di tracce della lontra in Lomellina risaliva al 1981, nei boschi tra Garlasco e Gropello. Da lì, più nulla da segnalare: il “folletto dei fiumi” se ne era andato per sempre. O forse no: nel corso degli anni, alcuni progetti di ripopolazione sono stati tentati, per cercare di restituire al fiume uno dei suoi abitanti più caratteristici e schivi. A volte anche il caso ci ha messo lo zampino: nel 1997, una coppia di questi animali fu rilasciata dalla riserva di Bosco Vedro, in provincia di Novara, mentre nel 2001 una femmina con un cucciolo, in seguito a un’alluvione, fuggì dall’area La Fagiana di Magenta, dove un simile progetto di reintroduzione era in programma.

    Si è originato probabilmente da questo frammentato gruppo il nucleo di esemplari di lontra che si nascondono oggi sugli argini del Ticino, raramente avvistati (se non, purtroppo, in seguito a investimenti stradali, come quello che ha coinvolto una giovane femmina a Gropello nel 2016) e che, almeno nell’ultimo periodo, parrebbero aver scelto la Lomellina come casa, come riportato da un altro studio del 2020 (di Paolo Tremolada, ndr) che attesta tracce in un’area che va da Cassolnovo a Bereguardo. La presenza della lontra nel Ticino, seppur accertata, solleva però qualche dubbio sulla sua rilevanza a livello conservazionistico: alcuni dei mustelidi rilasciati in passato sono infatti discendenti di animali ibridatisi con esemplari di una diversa sottospecie asiatica. Un dettaglio ovviamente impossibile da notare se non con un esame genetico, ma che se non valutato rischierebbe di creare una popolazione “contaminata” da un Dna estraneo, diverso da quello degli animali che prima popolavano il fiume e che quindi non ricostruirebbe l’antica biodiversità. Inoltre, l’attuale popolazione è veramente molto esigua e senza interventi esterni andrà probabilmente incontro alla scomparsa.

    Eppure, qualche segnale positivo c’è: pur senza un monitoraggio attento da parte dell’uomo né particolari cautele di conservazione, il Parco del Ticino ha dato prova di essere un posto dove le lontre possano trovare facilmente cibo, ripari, luoghi dove riprodursi. Fattori da considerare in vista di un’ipotetica reintroduzione futura o di un’espansione naturale, con animali provenienti dal corso svizzero del Ticino. Per il momento, non resta che aguzzare lo sguardo, quando si passeggia lungo le lanche del Fiume Azzurro: se si è fortunati, dalle sue acque potrebbe spuntare infatti il muso baffuto di un “folletto dei fiumi”.

    Alessio Facciolo

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