L’Intervista / Marcello Marchesi, la pallavolo è inclusione

Marcello Marchesi, da anni sei una delle personalità italiane più in vista sul fronte del sitting volley. Qual è un aspetto sottovalutato di questo sport, che magari chi non è di questo ambiente non conosce?

«Il concetto del sitting volley è abbastanza simpatico, come mi trovo spesso a dover chiarire quando sono a fare corsi di formazione o di aggiornamento. Solitamente si fa l’associazione “seduti uguale poca fatica”: in realtà chi lo ha provato dice subito che è enormemente faticoso, quasi più della pallavolo classica. Fondamentalmente perché i giocatori sono chiamati a fare dei movimenti e delle gestualità che non sono proprio abituali, come lo spostamento sul sedere, che creano veramente molta fatica. C’è anche una differenza importante tra il sitting giocato a basso livello, dove i giocatori sono ancora tendenzialmente molto statici, e il sitting giocato ad alto livello, dove i giocatori si muovono con molta velocità, con molta intensità».

È uno sport decisamente inclusivo: come si può avvicinare magari un ragazzo o un adulto a praticare questo sport?

«Mi soffermo un attimo sul termine inclusivo, spezzando la lancia a favore di questa disciplina: noi abbiamo il club a Garlasco, che ho aperto io due anni fa, e disputiamo anche il campionato di Serie A maschile. La fetta di giocatori con disabilità motorie che deve essere obbligatoriamente in campo è minima, per esempio quest’anno sono due giocatori sempre in campo. Quindi vuol dire che il resto del roster di solito è composto da molti giocatori normodotati. Il fatto di far giocare contemporaneamente sullo stesso campo il giocatore con la disabilità motoria insieme a quello che non le ha è il fattore più inclusivo: solitamente quando vediamo queste attività, come per esempio i giochi paralimpici, le persone con disabilità gareggiano solo tra di loro. Ritengo che rimescolare in campo persone di diverso tipo allo stesso momento sia realmente la forma più inclusiva. Il sitting volley è estremamente educativo dal punto di vista umano: si ha la possibilità di vedere dei giocatori, degli uomini, delle donne, a cui manca una gamba, a cui manca un braccio, che giocano tranquillamente sullo stesso campo con altri giocatori che hanno due gambe e due braccia. I feedback delle persone che curiosano durante gli allenamenti, o che si uniscono durante gli open day, è sempre decisamente positivo. Dall’altra parte chi lo pratica si sente bene: oltre all’attività fisica e alla fatica, ne giova anche la coscienza, visto il valore sociale di questa disciplina. L’inclusività non deve essere solo a parole, ma anche con i fatti, per cui diciamo che è abbastanza semplice coinvolgere le persone, basta che ci siano le opportunità di far provare la disciplina alla gente».

Marcello Marchesi

Il sitting volley, da quello che ho potuto notare, è un fenomeno in crescita a livello nazionale. Dove vedi questa disciplina nei prossimi cinque anni in Italia?

«Dall’anno scorso, dalla nomina mia come ct della Nazionale maggiore maschile e del mio collega per la selezione femminile, abbiamo un po’ preso in mano questo settore decidendo di dare un’ulteriore accelerata al movimento italiano. Negli ultimi dieci anni si sono fatti passi da gigante, passando dalle prime apparizioni sporadiche a una rappresentativa femminile che è due volte campione europea e ha già centrato due olimpiadi, quella di Tokyo e quella di Parigi, e che ora sta lavorando per la qualificazione a Los Angeles. Quella maschile, come risultati, è leggermente indietro anche per via del gap agonistico molto più elevato per numeri e per statistiche. Stiamo scalando lentamente le classifiche europee e mondiali però, e l’Italia in questo momento comincia ad avere un’ottima credibilità sul piano internazionale. Questo passa anche attraverso un’opera che noi stiamo facendo a livello di territori: le nazionali nei primi anni erano le uniche realtà della federazione, mentre oggi siamo riusciti ad instaurare campionati open misti a carattere regionale che ci permettono di aumentare notevolmente il numero di praticanti. Quindi diciamo che l’Italia in questo momento, soprattutto sul palinsesto europeo, sta diventando abbastanza una guida che sta coinvolgendo anche nazionali più avanti di noi nel ranking, ma che non dispongono di un sistema così specifico come quello che stiamo costruendo noi. Speriamo di diventare molto presto un punto di riferimento per tutto il movimento europeo e mondiale.

L’Europa ha un’importanza notevole nel palinsesto internazionale, avendo diverse nazioni sempre nei primi posti delle paralimpiadi. Il territorio europeo è molto all’avanguardia a livello qualitativo rispetto a tanti altri continenti.

Tornando un su di te, quali sono i tuoi obiettivi personali come allenatore della Nazionale?

«Ho iniziato a lavorare come commissario tecnico gennaio scorso e a giugno abbiamo iniziato le competizioni, quindi diciamo che la fetta di lavoro e di preparazione è stata di qualche mese e abbiamo rivoluzionato tanto. Ripartiamo dai punti fissati nel 2025, dove ci siamo posti come obiettivo quello di incominciare a raccogliere dei frutti, perché a livello di risultati non è arrivato niente di particolarmente soddisfacente. Quest’anno continuiamo il lavoro avendo riscontrato un notevole aumento della la qualità di gioco avvicinandoci a nazionali che storicamente sono nettamente più forti di noi, portandole in diverse occasioni ai tie break nelle varie competizioni. Ora manca l’ultimo step che è forse quello più difficile: prendere consapevolezza che anche noi possiamo vincere tante partite. Baseremo i nostri obiettivi sul cercare di diventare più competitivi non solo dal punto di vista del gioco, ma anche da quello del risultato. Abbiamo più competizioni come l’Europeo B ad agosto in Repubblica Ceca e la Bronze League ovvero la lega delle sei nazioni della nostra fascia, che probabilmente ospiteremo e organizzeremo in Italia il prossimo ottobre. Questi due sono gli obiettivi più importanti dal punto di vista del ranking e poi del percorso di avvicinamento alle Olimpiadi; cercheremo di ottenere i massimi del risultati».

Tra Garlasco e la Nazionale, cosa bolle in pentola?

«Il campionato di A1 maschile rappresenta una realtà particolare: il nostro gruppo, infatti, è composto esclusivamente da atleti uomini e nasce come progetto pilota destinato, nei prossimi anni, a rientrare sotto la gestione diretta della Federazione. Oltre ai ragazzi di Garlasco si sono uniti alla squadra sei atleti della Nazionale che, nelle rispettive società, non partecipavano al campionato assoluto. Sono stati quindi riuniti in una sorta di “selezione italiana” sotto i colori di Garlasco, anche perché da allenatore ricopro parallelamente il ruolo di commissario tecnico. A differenza delle altre squadre, che schierano i due atleti con disabilità obbligatori completando il roster con giocatori normodotati spesso provenienti dalla pallavolo, noi siamo probabilmente la prima formazione nella storia del campionato a schierare in campo quasi esclusivamente atleti con disabilità. Nonostante ciò, il livello tecnico è molto alto: molti dei nostri giocatori sono protagonisti abituali delle competizioni internazionali. Parlando invece della nazionale, dal 23 al 26 aprile saremo a Voghera per un collegiale congiunto tra la Nazionale italiana e quella olandese, con sessioni di lavoro tra Salice Terme e il capoluogo oltrepadano. Nella giornata di domenica 26 è previsto anche il primo test match ufficiale della stagione, con un’amichevole che vedrà come protagoniste proprio le due selezioni. Sarà un’occasione importante per conoscere da vicino questa disciplina e seguirne da vicino l’evoluzione sul nostro territorio. Per le persone interessate a muovere i primi passi in questo sport, Garlasco organizza allenamenti aperti ogni mercoledì sera nella palestra del palazzetto, invitando curiosi e appassionati ad assistere o a provare la disciplina. Sono, di fatto, dei veri e propri open day permanenti».

Edoardo Zanichelli

Le ultime

Elezioni / Vigevano, sei in lizza senza Ceffa

Alla fine è arrivato anche l’ultimo, attesissimo candidato di...

Mede, classe riunita dopo 57 anni 

«Presente!». Così hanno risposto all'appello della loro maestra diciassette ...

Annalisa Teggi, la naturale attesa dell’anima

“Com’è bello il mondo, come è grande Dio”. La...

L’Intervista / Massimiliano Atzara, far parlare lo scaffale

Massimiliano, da più di dieci anni lavori nel campo...

Login

spot_img