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venerdì, Marzo 5, 2021
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    Letture in salsa dantesca

    Sono moltissimi i testi pubblicati a ridosso del 700mo anniversario della morte di Dante Alighieri, a rimarcarne l’estrema modernità e sintonia con il pensiero contemporaneo. Ha da pochi giorni presentato il suo ultimo libro anche la vigevanese Bianca Garavelli, una delle più apprezzate dantiste italiane, scrittrice, docente e divulgatrice culturale: si tratta del commento al Purgatorio della collana “I grandi classici” della prestigiosa Biblioteca Universale Rizzoli. La seconda parte del viaggio del Sommo Poeta viene qui presentata in una edizione che mira a sciogliere i passaggi più complessi di un testo cardine della letteratura mondiale; una rivisitazione moderna e autorevole di un capolavoro senza tempo che, nelle parole della curatrice, è ad un tempo “romanzo d’avventure”, “messaggio di salvezza per l’umanità” e “auspicio di rinnovamento politico”.

    Dante morì a Ravenna, in esilio dalla sua amata Firenze, nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321, all’età di 56 anni. Oltre a quello della vigevanese Garavelli, sono moltissimi i testi pubblicati a ridosso del 700mo anniversario della morte del Ghibellin fuggiasco. Ci sono un paio di biografie che si intitolano entrambe “Dante”: i lavori di Alberto Casadei (ed. Il Saggiatore, 2020) e Alessandro Barbero (ed. Laterza, 2020). Casadei propone nel suo testo tre grandi aree di studio: le prime grandi opere; un poderoso corpus centrale, relativo alle vicende che hanno portato all’edificazione della Commedia; e infine una imperdibile coda sulle influenze che Dante ha generato nel corso dei secoli nelle varie arti, nella cultura, nella musica, nel disegno e perfino nei videogiochi. Nel testo di Barbero troviamo pagine di vivida bellezza in cui Dante viene raccontato dall’adolescenza, figlio di usuraio che sogna di appartenere al mondo dei letterati; nei corridoi oscuri della politica; e infine nei vagabondaggi dell’esiliato che scopre l’incredibile varietà dell’Italia del Trecento, fra metropoli commerciali e corti cavalleresche, affrontando inoltre le lacune e i silenzi che rendono incerta la ricostruzione di interi periodi della vita di Dante.

    Nel suo “L’Italia di Dante” (ed. La Nave di Teseo, 2019) Giulio Ferroni compie invece un viaggio attraverso le località italiane citate nei lavori danteschi: a questo proposito, è interessante soffermarsi sulle pagine relative alla chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro di Pavia, menzionata da San Tommaso nel Canto X del Paradiso (vv. 124-129), nel cielo del Sole, presentando la corona dei beati di cui egli stesso fa parte, che risplendono dentro luci fiammeggianti. L’ottava luce è quella in cui risplende, nella gioia di un vedere rivolto verso il bene supremo di Dio, l’anima del senatore romano Severino Boezio, che con i suoi scritti mostra a chi sa ascoltarlo la vanità dei beni mondani (’l mondo fallace). Il suo corpo, da cui l’anima fu cacciata con la violenza (condannato a morte dal re goto Teodorico nel 526), è sepolto nella chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro: dal supplizio e dall’esilio, in cui per il cristiano consiste la vita terrena, egli è venuto alla pace del cielo.

    Molto particolare è il lavoro del poeta Nicola Bultrini, che nel suo “Con Dante in esilio. La poesia e l’arte nei luoghi di prigionia” (ed. Ares, 2020) racconta di come nei più terribili luoghi di sofferenza gli internati si siano ripetutamente e con vivissimo impegno rivolti all’arte, ma soprattutto alla poesia e in particolare alla Divina Commedia, autentica luce poetica che ha squarciato il buio di una prigionia asfissiante e che è stata letta con grande accanimento e conforto allo stesso tempo, proponendo le testimonianze di letterati famosi (Guareschi o Gadda) o semplici prigionieri, affidatisi a Dante per non vivere come bruti l’esperienza atroce della reclusione.

    Alessio Tomiato

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