Una poesia dedicata a san Francesco nell’ottavo centenario della sua morte. È il componimento con il quale lo studente Manuel Fossa della IV Csu del liceo Cairoli di Vigevano ha ottenuto il secondo posto nella sezione junior del concorso “L’Alloro di Dante”, promosso da “Rinascimento poetico”, dal Centro dantesco di Ravenna e dai Frati minori conventuali, con la direzione artistica di Paolo Gambi, e aperto a tutte le classi della scuola superiore.
PREMIO PRESTIGIOSO La manifestazione ha premiato negli anni personalità internazionali nell’ambiente della poesia, come il premio Nobel Jon Fosse, il cardinale José Tolentino de Mendonca e numerosi autori da molti Paesi del mondo. La premiazione si è tenuta a Ravenna sabato 16 maggio presso la basilica di San Francesco, adiacente alla tomba del poeta fiorentino. Questo il testo della poesia “Laudato sì”, che ha permesso a Manuel di vincere un buono dell’importo di 300 euro per dispositivi elettronici:
Un saio / Una corda / Tre nodi / Una promessa / Un sì / Sorriso nudo al vento / Fiducia povera di pane / Dolore sacro nelle mani / Sangue fatto preghiera / Gioia senza possedere nulla / Beatitudine di chi si è dato tutto / E nel vuoto, abitato da Te / mi compio.
Frasi brevi per parole profonde, che vanno dritte al cuore, e che raccontano una lunga e intensa ricerca interiore.
FRASI PROFONDE Manuel ha 17 anni, scrive poesie da quando frequentava la prima media, e uno dei suoi autori preferiti è Giuseppe Ungaretti. Tra i suoi hobby ci sono il gioco degli scacchi e il giardinaggio. «Ho anche provato a cucinare — racconta — ma con scarsi risultati. Mi piace molto leggere e mi appassionano la religione e lo studio delle lingue. In questi giorni sto pensando all’idea di pubblicare alcune mie poesie in una raccolta. Per questo secondo posto devo ringraziare la mia famiglia, motore nella vita secondo solo all’amore per Dio, il preside Alberto Panzarasa che mi ha sempre sostenuto nella mia vena poetica, i professori Valerio Giberti, Amalia Trifogli, Alessandro Bianchi, Elisa Bianchi, Luigino Oliva, i due sacerdoti don Antonio Mercuri e l’arciprete canonico don Cesare Silva, e la mia carissima amica Viola Lax. Ai miei coetanei vorrei dire con estrema umiltà che, in un epoca dove la parola è stata sostituta dal messaggio, dobbiamo tornare alla parola: non quella della mente, ma del cuore».
Davide Zardo


