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domenica, Gennaio 23, 2022
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    Natale nella tradizione scolastica

    La signorina maestra, a noi bimbi di metà Novecento, insegnava la canzoncina “La Notte di Natale è nato un bel bambino bianco e rosso e tutto piccolino”, ma il finale diveniva “tutto ricciolino” nella versione della maestra delle femminucce dell’aula accanto, cosicché al canto corale collettivo per gli auguri al Direttore Carlo Fossati avveniva un intreccio conclusivo su difformità di tempi e di ritmi precursori dei più contorti rap-rock contemporanei.
    Le luci psichedeliche partivano dalle occhiate del maestro Cargnoni all’armonio a pedali e tra le maestre in gioco di prestigio scolastico. Comunque era una piacevole fatica rispetto al porre in memoria l’antifona tratta dal Libro della Sapienza che dovevo declamare in latino, davanti al direttore, allo scoprimento del grande presepio posto all’atrio della scuola: “Dum Nox (quando la Notte) in suo cursu medium iter hàberet (raggiungeva la mezzanotte) Sermo tuus venit (la tua Parola venne)”. E subito le voci bianche di un manipolo di fanciulle ben intonate attaccavano il dolce canto “Tu scendi dalle stelle” (parole e musica di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori). Il musicista sbuffava, in rosso viso, pedalando sull’armonium, mentre la formosa bidella Gina trascinava in lento maneggiare e in gamba tesa (al vecchio passo dell’oca) il gran tendone blu che sfrizzava negli anelli metallici sulla ruggine del filo di ferro permanentemente in auge per le varie cerimonie scolastiche. Ed ecco apparire l’incanto del dispiegato presepio tenuto ancor semi-abbuiato per far ambiente Notte di Natale e permettere l’espressione di sorpresa corale delle preparate bambine della terza elementare con “Ooooh” sotto la ripetuta regia di una intramontabile maestra. A noi maschietti spettava il successivo gioioso apprezzamento in “Eeeeh” all’accendersi delle luci sulla gran stella d’Italia repubblicana posta in cometa sulla capanna di Betlemme. All’interno, stavano Maria e Giuseppe, l’asino e il bue (di anticipata educazione al calor ecologico), nell’attesa del Bambinello al 25 dicembre, in statuette di media grandezza.
    Pecore, agnelli, pastori, mandriani, cammelli e dromedari, e tanti personaggi di povera gente, si muovevano, nella loro fermezza, su piste di segatura bordate di muschio con qualche stagno di carta, appunto, stagnola presso le montagne di cartone ramagiato.
    E dopo un poco di comunitaria osservazione, la formosa bidella dava la conclusione con un colpo di campanella a mano, al quale anche il direttore obbediva ritirandosi con inchini alle signorine maestre per tanto allestimento scenico educativo alla divagante gioventù che andava a stravolgere il senso della notte anziché apprezzare la buona Notte di Natale.

    Marco Bianchi

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