12.3 C
Vigevano
lunedì, Settembre 21, 2020
More
    Home Cultura e tempo libero Quando a Vigevano Alberto Sordi suonò con la banda

    Quando a Vigevano Alberto Sordi suonò con la banda

    Inutile ricordare la straordinaria carriera di Alberto Sordi. Alberto Sordi era Alberto Sordi. Punto. E, ancora oggi , a cento anni dalla nascita (avvenuta il 15 giugno del 1929), avvenuta nel cuore di Trastevere a Roma, lo ricordano tutti, anche i bambini. Nessuno meglio di lui è riuscito a raccontare l’italiano medio. E Vigevano lo ricorda anche per aver dato corpo e anima al maestro Mombelli, attraverso il memorabile film di Elio Petri del 1963. Il grande attore ha incontrato alla vigilia della fine del secondo millennio Vigevano (era il 5 novembre del 1999 e, poco più di tre anni dopo morirà il 25 febbraio 2003) in occasione del ventennale della morte di Lucio Mastronardi, l’autore del romanzo ‘Il maestro di Vigevano’ dal quale fu tratto uno dei film più rappresentativi del popolare attore. E’ ritornato 36 anni dopo e, in quella speciale giornata, il film veniva proiettato gratuitamente nelle sale cinematografiche della città per tutta la mattinata. In serata, alle 21, al Teatro Cagnoni, l’attore è stato intervistato dal regista Ugo Gregoretti con cui ha ricordato i giorni delle riprese attraverso gli spezzoni più significativi del film, che suscitò non poche polemiche nel mondo della scuola. Alberto Sordi è particolarmente affezionato a questa pellicola e lo ha dimostrato anche nel corso di quella memorabile giornata. Nell’articolo a lato abbiamo raccontato il suo incontro con gli studenti. In serata, al teatro Cagnoni, la nostra Isabella Giardini ha seguito la serata e l’ha raccontata sulle pagine dell’Araldo. Efficace il suo attacco: la sua risata. Gli basta quella risata: inconfondibile, unica, per rapire il pubblico del Cagnoni che applaude e si alza in piedi infiammato dai sentimenti di simpatia e di appartenenza a quel mondo tutto italiano che Sordi ha emblematicamente dipinto nei suoi film e che ha contribuito a rafforzare, vivacizzare l’identità di tutti. La cronista dell’Araldo definisce la serata «un intreccio piacevolissimo di passato e presente». Presentato da Ugo Gregoretti, aiutato dal vigile Tino Panara, il tributo a Lucio Mastronardi è stato efficace ben costruito.

    Sordi impersona il "maestro di Vigevano"
    Sordi impersona il “maestro di Vigevano”

    Attraverso preziose immagini di repertorio degli archivi Rai, sapientemente montate da Carlo Stagnoli e Adriano Freri, Vigevano si è rispecchia nelle immagini del miracolo economico, rivedendo se stessa: gli anni ’50, il grande boom della calzatura, che permise a molti di diventare ricchi e conosciuti in tutto il mondo. Tra i filmati proposti c’era anche Mastronardi in alcune interviste di repertorio: timidissimo e candido di fronte ad una notorietà improvvisa che lo faceva sentire”fuori luogo” Quattro giovani attori della compagnia della vigevanese Cristina Pezzoli (grande regista del teatro italiano scomparsa recentemente) hanno poi recitato passi dei libri del Mastronardi. In particolare quei dialoghi tra il maestro Mombelli e sua moglie Ada, così intrisi di infelice provincialismo. Nanni Svampa (che ha interpretato negli anni ’60 uno sceneggiato tratto da “Il calzolaio di Vigevano”) ha poi rapito il pubblico con tre ballate in dialetto lombardo, alternando monologhi sui mestieri che non ci sono più (il mulit, il cadregat, il magnano) e canzoni.Dopo la classe del Mombelli (di cui parliamo a parte ndr) sono saliti anche alcuni maestri. «Fate i maestri? – ha chiosato Sordi – Mi dispiace. Siete pagati troppo male per il compito difficile che dovete svolgere». Poi l’Albertone nazionale passa ad un altro tema: «I politici non amano né l’Italia né gli italiani se trascurano un bene così prezioso come il turismo. I miei personaggi hanno sottolineato questa indifferenza». Arriva infine il momento della banda S. Cecilia, che Sordi la accoglie ritmando con le mani il famoso suono del circo felliniano. La banda è una sua grande passione e si ritrova a battere i piatti tra gli orchestrali. «Ho fatto parte di una banda per evitare di essere chiamato alle armi», dice condannando la guerra. L’ultima scena della serata è con l’allora sindaco Valerio Bonecchi, che consegna al grande attore la Scarpina d’oro. Giù il sipario.

    Alberto Sordi al "Fateci Spazio"
    Alberto Sordi al “Fateci Spazio”

    LA SPECIALE LEZIONE AL “FATECI SPAZIO”  «Sono passati trentasei anni da quando sono venuto qui per girare il film “Il Maestro di Vigevano”? Sono sorpreso che siano passati così tanti anni, questo significa che amare il proprio lavoro è la miglior terapia per combattere la vecchiaia» . Queste sono state le prime battute di Alberto Sordi rivolte ai giovani presenti un lontano venerdì mattina del 5 novembre 1999 al “Fateci Spazio” (l’allora centro di aggregazione giovanile che si trovava nel quartiere Cascame). A raccogliere questa straordinaria testimonianza c’era la nostra cronista di allora Rosy Fallacara, che racconta così l’uomo che in anni di lavoro ha saputo raccontare con semplicità e con ironia, i sogni, i vizi e le speranze di un’Italia che pian piano cercava di cancellare gli orrori della guerra. Gli inizi della sua carriera non sono stati semplici, prosgue nel racconto la cronista dell’Araldo, come lui stesso ha confessato ai ragazzi: «Pensate, mi hanno cacciato dall’Accademia di recitazione perché la mia insegnante credeva che non avessi le qualità per fare l’attore. A quel tempo qualcuno pensava che l’attore dovesse usare un linguaggio diverso da quello usato dalla gente comune, ma io perdevo spontaneità se non parlavo come la gente. Così, ritenendomi un personaggio comune che voleva rappresentare l’italiano, ho fatto di testa mia». Nonostante le difficoltà iniziali Alberto Sordi è riuscito a conquistare gli addetti ai lavori, entrando di prepotenza nel cinema italiano. Nella sua carriera artistica ha girato ben 180 film (uno al mese) ed in questo forse è stato aiutato dal costume del periodo che evolvendo molto rapidamente costringeva l’attore ad adeguarsi, altrimenti rischiava di non rappresentare più l’attualità con i suoi personaggi. «Credevo che non ci fossero più personaggi da interpretare (avevo fatto di tutto), poi mi sono detto: “perché non rappresentare il vecchio con tutti i suoi problemi?” Così ho fatto. A Venezia durante la consegna del Leone d’oro alla carriera, tutti credevano che con questo personaggio chiudevo con il cinema, invece è solo l’inizio di una lunga serie di film». Ma, l’Albertone nazionale non ha parlato solo di cinema, ha voluto lanciare un appello anche alle Istituzioni affinché lavorino per salvaguardare il patrimonio artistico del nostro Paese:«Nel duemila il sindaco di Roma Rutelli, in occasione del mio 80° compleanno, mi permetterà di indossare la fascia tricolore per un giorno ed io innanzitutto chiuderò il centro storico alle auto. Pensate che in Italia abbiamo dei monumenti bellissimi che rischiano di crollare, come ad esempio il Colosseo che trema ogni volta che passano le vetture». Introducendo questo argomento l’attore romano ha voluto raccontare ai ragazzi i sogni degli italiani degli anni ‘50-60. « Sapete qual era il sogno della gente in quel periodo? Possedere un’automobile. Adesso che ne abbiamo in abbondanza, ironia della sorte, sarebbe meglio abbandonarla per vivere una vita più umana, così eviteremmo anche di rovinarci la salute». Per più di un’ora Sordi è riuscito a monopolizzare l’attenzione dei presenti, racconta ancora la cronista dell’Araldo, nessuno dei ragazzi aveva il coraggio di interromperlo per fargli delle domande, poi finalmente la curiosità ha avuto il sopravvento ed è iniziato il botta e risposta. Nel ‘63 quando venne a Vigevano per girare il film, come fu l’impatto con i vigevanesi visto che veniva da Roma? «Mica sono tedesco, mi capivano quando parlavo! Io mi ritengo italiano e ne sono fiero, ovunque vado parlo dell’Italia come del paese più bello del mondo. E amo molto la provincia italiana». Oggi, non essendoci più le condizioni di vita che ha conosciuto lei, cosa devono fare i giovani per farsi strada nel mondo dello spettacolo? «Frequentare le scuole perché creano le basi e lavorare sodo al fianco di attori già affermati per apprendere tutti i segreti del mestiere. Ragazzi non dovete “farvi scoprire” attori dagli altri, che non conoscono le vostre attitudini, ma dovete spiegare voi il motivo della vostra scelta di voler diventare attori».

    Le comparse diventate uomini
    Le comparse diventate uomini

    LA CLASSE DEL MITICO “MOMBELLI”, UNA TESTIMONIANZA Alberto Sordi sul palcoscenico del Cagnoni ha incontra i suoi allievi vigevanesi, le comparse del ’63, i bambini di allora che vent’anni fa erano uomini maturi e hanno fatto dire al grande attore, in puro stile sordiano: «Ammazza… c’ho proprio l’età di Garibaldi!». La sua solita ironia che di fronte all’amarcord, per certi versi malinconico, ha strappato una risata al pubblico del teatro. Tra gli allievi del maestro Mombelli, abbiamo rintracciato Stefano Omodeo Zorini e gli abbiamo chiesto un ricordo di quei lontani giorni del ‘63, quando Vigevano divenne un set per raccontare “Il maestro di VIgevano”. «Siamo stati parte della classe e inizialmente abbiamo girato tutti gli esterni a Regina Margherita- racconta – Per un certo periodo abbiamo lavorato a Vigevano, poi una una dozzina di noi è andata a Roma, dove abbiamo girato gli interni della classe negli stabilimenti di Cinecittà. Fu ovviamente un’esperienza memorabile per noi bambini, che giravamo per gli studi e incontravamo infiniti personaggi del cinema tra i vari set della “fabbrica del cinema” . Sordi era molto impegnato e parlava poco con noi. E’ stata comunque una vacamza meravigliosa, durata poco più di una settimana, e tutte le sere andavamo con le nostre mamme nei ristoranti romani».

    POPOLARI

    Addio ad Aldo Pollini

    Si è spento nella notte tra venerdì 20 e sabato 21 marzo, dopo qualche giorno di ricovero in ospedale, Aldo Pollini, di anni 82...

    Coronavirus, al Beato Matteo calano i ricoveri

    «La mia impressione è che probabilmente abbiamo raggiunto il picco di contagi». Pietro Gallotti, direttore generale dell’Istituto Clinico Beato Matteo, avanza questa ipotesi perché...

    I canali ufficiali

    1,417FansLike
    81FollowersFollow

    Speciale elezioni Vigevano 2020 - comunali e referendum

    - Advertisement -

    Pubblicità

    Scrivici per informazioni sulle inserzioni, puoi promuovere la tua attività sul sito o sull'edizione cartacea: araldo@edizioniclematis.it