Telegrammi da Altrove: «Viaggio per conoscere»

Chi viaggia vive due volte. La prima per godersi la meta finale. La seconda per arricchirsi grazie a quello che gli succede durante il tragitto. Lo sa bene il giornalista Davide Maniaci, autore del libro “Telegrammi da Altrove – Appunti sparsi di viaggi e cibi” (edizioni Astrolabio).

Una giusta miscela fra la rubrica da rivista patinata e il diario di viaggio, strizzando un occhio a “Tre uomini in barca” e alle strampalate cronache familiari delle novelle di Guareschi. Ed è proprio nella forma del racconto breve “travestito” da reportage che Maniaci – laureato in Storia, laureando in Geografia, appassionato di cucina – trova la sua dimensione più felice, fluttuando in uno stato di grazia in cui l’ironia, al di là della divulgazione, la fa da padrona. Tra escursioni in Giappone (il posto più lontano in cui è andato) e hamburger di cammello a Marrakech, misteri di Caravaggio a Malta e panini da 25 dollari a New York, Davide porta il lettore fino alle Colonne d’Ercole – è stato davvero anche lì, alla Rocca di Gibilterra – della conoscenza e del buon gusto. E a proposito di gusto, quanto è importante mangiare del cibo tipico nel posto d’origine?

«È decisivo. Dobbiamo nutrirci tutti per vivere – spiega Maniaci – ma se lo si fa provando gusto è anche meglio. Io non capisco quelli che all’estero vogliono mangiare italiano, poi dicono che fuori di qui si pranza male. È come uno che viaggia fino alle cascate del Niagara e poi non scende dal pullman a godersi il panorama. Mangiare dev’essere un piacere». Da dove nasce la passione per i viaggi? «Dalla necessità di conoscere il mondo e trovarmi altrove». Qual è la persona che ti ha colpito di più nei tuoi viaggi?

Ce ne sono diverse. Una è una profuga istriana dei tempi di Tito, che è riuscita a commuovermi raccontandomi della sorellina morta… Ed è difficile che io versi lacrime.

L’altro incontro sembra una spy story di Ambler o Le Carrè: «Volevo recarmi da Skopje a Sofia per visitare un monastero sperduto nel nulla, e l’unico modo per andarci era il taxi. In quell’occasione ho conosciuto Jorge, un taxista abusivo molto simpatico, che al momento di attraversare la frontiera tra Macedonia e Bulgaria, mi ha implorato di telefonare a sua moglie per garantirle che stava lavorando per me, senza fare nulla di male, e che avrebbe fatto un po’ tardi. Infatti siamo arrivati alle sette anziché alle due».

Davide Zardo

Le ultime

Beato Matteo / Luna Park, lo spettacolo che viaggia

«Siamo portatori di uno spettacolo che viaggia, è così...

Vigevano, insulti e pugni al Cup della clinica

Insulta una sportellista del Cup e poi aggredisce un...

Beato Matteo / I duchi raccontano il Palio

Una corte quattrocentesca, dame di compagnia e un vestito...

Dorno, tutto pronto per la sagra della zucca Bertagnina

Dal 10 al 16 ottobre, Dorno si prende la...

Login