Offrire un modello strategico di risposta ai bisogni connessi alla fragilità economica, sociale e lavorativa che caratterizzano le persone inoccupate del territorio. È l’obiettivo del progetto Work-In della Caritas Italiana, finanziato dal Fondo Cei 8×1000.

SOGGETTI FRAGILI «Sono state coinvolte alcune aziende del territorio – spiega Nicole Di Martino, responsabile del progetto per la Caritas diocesana di Vigevano – per dare l’accoglienza a soggetti fragili (soprattutto ex tossicodipendenti o persone provenienti dal carcere) senza giudizi o pregiudizi, con quattro tirocini attraverso un’esperienza sul campo. I tirocinanti sono stati affiancati da due tutor: uno aziendale e uno nella persona di un operatore Caritas per l’accompagnamento e il sostegno». Da gennaio a dicembre 2024 40 inoccupati di età compresa tra i 35 e 60 anni che vivevano una condizione di esclusione socio-lavorativa da almeno un anno sono stati seguiti in alcune piccole e medie imprese del territorio, con una serie di obiettivi specifici: innanzitutto agganciare la fragilità socio-lavorativa e la prevenzione della disoccupazione cronica, garantendo la messa in rete di un’equipe multiprofessionale e di interventi strutturati per favorire la realizzazione di una progettualità finalizzata all’inserimento socio-lavorativo, poi realizzare percorsi personalizzati di presa in carico basati sulla metodologia della consapevolezza di sé e sul principio della corresponsabilità
finalizzati a migliorare la qualità di vita, quindi promuovere il senso della comunità e valorizzare il capitale sociale attraverso interventi di formazione, informazione e sensibilizzazione.
COESIONE SOCIALE Due le azioni di coesione sociale compiute. La prima è consistita nell’individuazione e nell’aggancio di imprese ed enti territoriali, con svariati risultati: individuare almeno tre imprese disponibili a intraprendere il percorso formativo, informativo e di sensibilizzazione proposto nell’azione successiva, fare rete con le imprese del territorio per favorire il reinserimento socio-lavorativo dei beneficiari, coinvolgere nuovi enti del territorio, avviare e sviluppare un lavoro di comunità per garantire nuove opportunità di reinserimento sociale e lavorativo, ampliare la rete di stakeholder e attivare le risorse territoriali. La seconda azione è stata un percorso formativo, informativo e di sensibilizzazione, a partire da un momento formativo/informativo per poi organizzare interventi di sensibilizzazione sul tema della povertà. Importante poi contrastare il divario tra le competenze richieste dalle aziende e quelle effettivamente possedute dai lavoratori, dando avvio a nuove forme di collaborazione tra terzo settore e imprese locali, offrire alle imprese nuove opportunità di generare valore sociale; dare avvio ad un nuovo modello di benessere del territorio, agganciare nuove imprese disponibili ad accogliere tirocinanti.
Davide Zardo

