2 agosto, XVIII Domenica del Tempo Ordinario

La liturgia di questa domenica ci conduce in un luogo deserto. Non è soltanto uno spazio geografico: nella Scrittura il deserto è il luogo dell’incontro con Dio, della prova e della rivelazione. Gesù vi si ritira dopo aver ricevuto la notizia della morte di Giovanni Battista. È un momento di dolore e di raccoglimento, quasi una sosta necessaria per consegnare al Padre quanto è accaduto.

Eppure il suo desiderio di solitudine viene interrotto dalla folla che lo raggiunge. L’evangelista annota con semplicità il motivo di ciò che segue: Gesù «sentì compassione per loro». La compassione di Cristo non è una reazione emotiva, ma il riflesso della misericordia del Padre. Egli vede il bisogno dell’uomo e non rimane distante. L’intera scena si sviluppa tra due atteggiamenti opposti. Da una parte vi sono i discepoli, che osservano la realtà con il buon senso di chi fa i conti con ciò che manca: il luogo è isolato, l’ora si fa tarda, il cibo è insufficiente. La loro proposta è ragionevole: congedare la folla perché ciascuno provveda a sé stesso. Dall’altra parte vi è Gesù, che non nega il problema ma lo attraversa con una logica diversa:

Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare.

Queste parole risuonano come una chiamata rivolta anzitutto ai discepoli. Essi sono costretti a riconoscere la sproporzione tra il compito affidato e le risorse di cui dispongono: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci». È la confessione della nostra povertà. Quante volte anche la Chiesa sperimenta di possedere poco davanti ai bisogni del mondo. Le forze sembrano limitate, le energie insufficienti, le sfide superiori alle possibilità umane. Il Vangelo, però, insegna che il Signore non costruisce la sua opera partendo dall’abbondanza, ma dall’umile disponibilità di chi mette nelle sue mani ciò che possiede. Il gesto di Gesù occupa il centro del racconto. Egli prende i pani, alza gli occhi al cielo, pronuncia la benedizione, spezza e consegna. Sono i gesti che la comunità cristiana riconoscerà nell’Ultima Cena e che continuano a risuonare in ogni celebrazione eucaristica. Matteo ci invita così a leggere questo segno come un annuncio del dono più grande: Cristo stesso che si fa pane per la vita del mondo. Vi è un particolare che merita attenzione. Gesù non distribuisce direttamente il pane alla folla, ma lo consegna ai discepoli perché siano loro a offrirlo. Il Signore avrebbe potuto fare tutto da solo; sceglie invece di coinvolgere coloro che ha chiamato.

È il volto della Chiesa, che vive sempre di ciò che riceve e mai di ciò che produce da sé. Nessuno possiede il pane della vita; tutti sono chiamati a riceverlo da Cristo per condividerlo con i fratelli. Alla fine tutti mangiano a sazietà e avanzano dodici ceste di pezzi. Quel numero richiama il nuovo Israele radunato attorno al Messia e manifesta la sovrabbondanza del dono di Dio. Là dove l’uomo vede soltanto scarsità, il Signore apre orizzonti di pienezza. La sua benedizione non elimina la povertà delle nostre mani, ma la rende feconda. In questo tempo, segnato spesso dalla tentazione di misurare tutto secondo criteri di efficienza e di risultati, il Vangelo invita le nostre comunità a ritrovare la fiducia. Non ci viene chiesto di possedere tutto ciò che occorre, ma di non trattenere quel poco che siamo e che abbiamo. È la logica del Regno: il dono condiviso diventa sorgente di comunione e ciò che appare insufficiente, affidato a Cristo, diventa nutrimento per molti. Ogni Eucaristia rinnova questo mistero. Il Signore continua a prendere nelle sue mani la povertà del suo popolo, la benedice con l’amore del Padre e la restituisce trasformata in vita nuova. Così il deserto dell’esistenza umana cessa di essere luogo di mancanza e diventa lo spazio in cui Dio prepara la mensa della sua misericordia, anticipando il banchetto del Regno al quale tutti sono invitati.

don Carlo Cattaneo

Le ultime

Alagna, fiamme all’impianto di biogas: pompieri in azione

I vigili del fuoco stanno intervenendo per spegnere un...

San Bernardo, Vigevano si prepara al rogo del diavolo

Vigevano si prepara a rinnovare una tradizione secolare: quella...

Po in secca: come cambia la vita sul “Grande fiume”

Il fiume Po arretra e lascia spazio a distese...

Vigevano, malore nel parcheggio: morto un 62enne

Stroncato da un malore forse causato dal caldo torrido...

Login