Viene dall’Africa il germoglio nuovo della Famiglia Pianzolina. Un seme di speranza che dice la vitalità di un carisma, dono autentico dello Spirito, capace di adattarsi a ogni tempo e a ogni luogo. Se, fondando le “sue” Missionarie dell’Immacolata Regina Pacis il beato Francesco Pianzola aveva forse nella mente e nel cuore le risaie e i luoghi di vita e di lavoro della terra Lomellina a lui così cara, la ricchezza della linfa da lui offerta a tutta la Chiesa è stata capace di nutrire tanto le popolose campagne del Nord Italia quanto gli sconfinati spazi di Paesi lontani e diversi per lingua, tradizioni e culture.
NUOVE CONSORELLE Una “lode vivente” di questo miracolo della Grazia sarà celebrata sabato 7 dicembre nei primi vespri della solennità dell’Immacolata, patrona della Congregazione, quando a Bobo-Dioulasso in Burkina Faso, tre giovani, Juliette Some di nazionalità burkinabè, Anuzo Christine Konè e Rachel Traore di nazionalità maliana, faranno la loro Professione temporanea, divenendo a tutti gli effetti missionarie dell’Immacolata Regina Pacis. Ad accogliere i voti di queste nuove sorelle sarà madre Simona Corrado, Madre Generale dell’Istituto, presso la Casa di Noviziato.
SUORE DEL SORRISO Davanti a queste ragazze che consegnano la loro vita al Signore, lo stesso ideale di sempre: essere «infermiere di anime», capaci di cercare l’umanità ferita e sofferente in ogni luogo essa si trovi per versare «sulle ferite morali e spirituali» il vino buono della consolazione e della speranza. Questa la missione voluta da padre Pianzola per ognuna delle sue figlie, con quello stile di prossimità gioiosa e di semplicità ricca di preghiera che tanto bene ha fatto negli anni là dove le «suore del sorriso» (così venivano chiamate per il loro gioioso modo di annunciare il Vangelo) hanno operato e che continua a germogliare in modo nuovo e inatteso nei nuovi campi di missione. Alle nuove religiose, anche se fisicamente lontane e forse sconosciute ai più, la Diocesi esprime una riconoscente preghiera, nella speranza che il loro «sì» gioioso possa essere seme di nuove e più abbondanti vocazioni anche nella patria del loro fondatore.
don Carlo Cattaneo

