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venerdì, Maggio 14, 2021
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    Il diaconato di don Luca Gasparini

    Nell’imminenza del Triduo Pasquale, mercoledì della scorsa settimana, ha avuto luogo in Duomo la celebrazione per il conferimento del Diaconato all’alunno del nostro seminario Luca Gasparini. Una celebrazione suggestiva che ha visto la presenza degli amici seminaristi di don Luca, suoi compagni di studi nei seminari di Crema, Lodi e Pavia e di numerosi amici di parrocchie e comunità dove don Luca ha svolto il suo ministero pastorale come seminarista, in particolare i fedeli i parrocchiani del duomo e di Gambolò, i ragazzi del Negrone, i soci del Serra.

    Numerosi anche i sacerdoti presenti, coloro che hanno in diversi momenti accompagnato don Luca nel suo cammino vocazionale. Oltre, naturalmente, a Mons. Angelo Croera, vicario generale e a Mons. Gianfranco Zanotti, rettore del seminario, anche i rettori dei seminari di Pavia, don Giacomo Ravizza e di Lodi don Anselmo Morandi. Mons. Vescovo nell’omelia, ha sottolineato il ministero del Diacono, quello di don Luca, non “permanente”, ma “transeunte”, per il sacerdozio.

    «La realtà del diaconato – ha sottolineato Mons. Gervasoni – è la realtà del totale servizio, della forma servi di Cristo. Questo si esprime negli elementi liturgici: il diacono annuncia il Vangelo, perché lì, ancor più che nelle altre letture, è presente il Signore. Nel Vangelo di Matteo, leggiamo l’espressione “lo avete fatto a me” (Mt 25,40): quando diamo da mangiare a un povero, diamo da mangiare al Signore, e lo rendiamo presente nella forma del servo. Il diacono rende presente Gesù in quanto servo: servo della Chiesa, servo della Parola, servo dell’Eucaristia, servo dei poveri, degli ammalati, di coloro che hanno bisogno della carità. Carità che trae la sua verità profonda dall’amore gratuito di Dio, senza il quale noi non siamo niente».

    «Possiamo allora tradire il diaconato – ha messo in guardia il Vescovo, riferendosi anche alla pagina evangelica annunciata, che parlava del tradimento di Giuda, e con esso la profondità dell’atto di fede – quando non lo viviamo così, quando lo confondiamo con le sue manifestazioni esteriori; è questo quello che Gesù chiama il “lievito dei farisei”. Non si deve barare con se stessi; un simile tradimento non sarebbe solo un problema morale, né solo ecclesiastico: sarebbe invece un tradimento del segno sacramentale. Il diacono, quando vive il suo servizio, rende presente Cristo nella comunità. Ciò vale anche per i presbiteri e per i vescovi, che sono ancora diaconi: la Chiesa è sempre al servizio, nessuno tradisca la forma del servo!».

    Don Luca Gasparini è stato poi salutato da parenti e amici e ha potuto subito vivere la “ministerialità” dell’Ordine ricevuto, prestando il servizio liturgico durante il Triduo Pasquale.

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