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    Il messaggio del Vescovo per la Quaresima

    Lo scorso anno la pandemia ci ha travolti e siamo stati costretti a rintanarci in casa in modo quasi violento. Così la Quaresima ci ha consigliato il suo forte cammino penitenziale come lettura sapienziale della pandemia e della situazione fragile dell’umanità. Quest’anno i ritmi della pandemia ci sono più noti e ci rattristano ancora di più, creando in noi anche un po’ di risentimento e di rabbia. Abbiamo proprio la voglia di uscire e vorremmo che tutto finisse al più presto. Anche la campagna di vaccinazione vorremmo fosse per magia già finita, per dire che poi tutto finirà in breve. Ci sentiamo strani e forse non riusciamo più nemmeno a sapere chi siamo veramente. Il cammino della Quaresima, allora, potrebbe riprendere il tema che la catechesi del Vescovo ha proposto quest’anno, ossia il tema dell’identità. Il nostro contesto culturale si connota come individualistico e perciò centrato sull’io di ciascuno. Sembrerebbe inutile perciò porre attenzione al tema dell’identità. Ma è proprio la pandemia a farci sospettare che non siamo poi così sicuri di chi e di che cosa siamo noi. Molte certezze e molte abitudini sono state infrante e regna l’insicurezza. L’emotività che abbiamo dentro grida, ma l’agire si blocca. La Quaresima esorta a non lasciarci prendere dall’emozione, a rientrare in silenzio nei segreti più profondi del cuore, a rileggere le nostre relazioni e a riformulare i nostri giudizi su persone, cose ed eventi. Il sussidio diocesano per la Quaresima prende lo stesso tema e suggerisce: «Posta ciò che sei»! Che, tradotto in italiano, significa, comunica ciò che veramente sei e sappi farti apprezzare. In questo atteggiamento di comunicazione ci si esercita a essere se stessi tenendo conto del giudizio degli altri al fine di ottenerne l’approvazione. Questa è la modalità con cui oggi soprattutto le giovani generazioni costruiscono la loro identità. E non si creda sia facile. Occorre grande capacità critica e grande competenza comunicativa per avere un’immagine degna di essere apprezzata e ritenuta di valore. E occorre imparare a fare fatica e a sottoporre a critica tutto ciò che si fa. La sapienza della Quaresima conosce bene questo tipo di fatica, ma non lo riferisce all’apprezzamento che viene da fuori. E’ preoccupata di imparare l’apprezzamento che viene da dentro e che nasce dalla capacità di guardare a se stessi con verità, imparando a guardare l’uomo con la giusta sapienza. E qual è la giusta sapienza? E’ quella che guarda il mondo con verità, ma soprattutto accoglie la sfida della provocazione che viene dall’esistenza del male e della colpa. Guardare in faccia il male che la colpa degli uomini produce è l’insegnamento sapienziale più forte della croce di Gesù. La novità meravigliosa di questa sapienza è che l’uomo davanti al male che egli ha fatto, non ha alcun potere, ma non deve deprimersi né avere paura, perché la risposta sta nell’amore misericordioso di Dio, che non fa sconti, né sanatorie a basso prezzo, ma che ridà il coraggio di ricominciare sapendo che la propria fragilità non può fermare la capacità di amare. Auguro a tutti di percorrere il cammino quaresimale con la sapienza di chi attende la sorpresa dell’amore misericordioso di Dio come perla preziosa da non sprecare e per la quale bisogna essere capaci di perdere tutto il resto.

    Vigevano, 4 febbraio 2021
    + Maurizio

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