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giovedì, Agosto 6, 2020
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    In Duomo la tomba del principe del Marocco

    Dopo il ritrovamento di parte del muro perimetrale della seconda Cattedrale, i lavori di ristrutturazione per realizzare il nuovo riscaldamento del Duomo di Vigevano, voluti dal nostro Vescovo Maurizio, con il contributo della Fondazione Cariplo e della Conferenza Episcopale Italiana, stanno portando alla luce dei “documenti” storici che fanno parte del passato della nostra città ducale e della nostra diocesi ma che possono illuminare e dar voce anche al presente. L’ultimo ritrovamento è legato alla tomba del Principe del Marocco Muley-Xeque, Don Filippo d’Austria, Infante d’Africa, la sua vita diventata in parte anche oggetto di opera teatrale è raccontata e ripetuta da diverse fonti: la prima dallo storico Gianolio di Cherasco, sacerdote e teologo e canonico della Cattedrale di Vigevano, arrivato a Vigevano come segretario del Vescovo Scarampi, nel 1795 pubblica il racconto della vita e del soggiorno a Vigevano del Principe. Lo segue uno storico spagnolo Jaime Oliver Asìn che riprendendo buona parte del materiale di Gianolio scrive la “Vida de Don Filipe dé Africa, prìncipe de Fez y Marruecos (1566 – 1621). Infine un’ultima pubblicazione scritta dall’Avvocato Dino Rabai per la Società Storica Vigevanese. Il testo del Gianolio è reperibile online, gli altri due sono pubblicazioni in commercio. A questi tre testi rimando per approfondire la vita di questo singolare personaggio che ha intrecciato la vita della città di Vigevano rimanendo per lo più sconosciuto, anche se accanto alla sua tomba era posta la scritta: ”Cadat non memoria hic sepulti / Exc.mi Principis D.D.Philippi / Marochii et Fezi Regis Filii”. Vorrei invece in questo scritto, sottolineare perché è importante il ritrovamento e la testimonianza storica di questa tomba del Principe del Marocco, nella Cattedrale di Vigevano, che sapevamo dal Gianolio stesso esser “seppellito in Duomo vicino al pilastro del campanile e per ricordarne la memoria e le tante opere di beneficenza”, anche se in realtà gli storici locali hanno sempre inteso quel “vicino al pilastro del campanile” come adiacente al muro del campanile e non dalla parte opposta, ora abbiamo la certezza di dove è posta la tomba! La vicenda del Principe Muley-Xeque intreccia la storia di Vigevano per via di una situazione dolorosa vissuta nella Spagna di inizio 1600: la cacciata dei moriscos.

    Col nome moriscos si indicano i mussulmani di Spagna che abbracciarono come il nostro liberamente, oppure di solito forzatamente la religione cristiana fra il 1492 e il 1526. Il nome moriscos fu peraltro usato, con connotazione dispregiativa, anche per i loro discendenti fino all’espulsione decretata nel quinquennio 1609-1614. Erano in modo particolare gli ecclesiastici spagnoli che segnalavano le false conversioni di questi mussulmani che continuavano in realtà a vivere le loro pratiche religiose di nascosto anche dopo la conversione al cristianesimo. Carlo V che a partire dal 1516 aveva iniziato a regnare anche sulla Spagna, aveva deciso di non espellerli e aveva stabilito misure contro gli abusi di questi moriscos per poter così realizzare il progetto dell’unificazione religiosa della Spagna. Nel 1526 con un accordo viene concesso ai moriscos dietro pagamento di una tassa, anche rateizzabile, di mantenere la loro lingua e i loro costumi. Ben presto però, la tolleranza lascia il posto alla coercizione.

    Un manoscritto che racconta le vicende del principe

    Nel 1567 venne emanato un decreto dal re Filippo II che vietava la lingua, l’abbigliamento e le tradizioni dei moriscos. Questo provvedimento fu causa di ribellione e spargimento di sangue. Sia il pregiudizio che il timore che i moriscos alla fine diventassero traditori, indussero Filippo III poi, a sancire la loro espulsione nel 1609. Negli anni che seguirono, le persone sospettate di essere moriscos furono perseguitate e quindi espulse. Solo pochi moriscos riuscirono ad ottenere un certificato di “limpieza de fè” dai vescovi locali e ad eludere le autorità: si stima che su un totale di 140.000 persone, circa 130.000 furono espulse o uccise. Tra le destinazioni cattoliche, due furono le direttrici: la Francia e il centro-nord Italia, eccezion fatta per Milano. Sono gli stessi moriscos che preferiscono pagare gli armatori affinché attracchino in un porto sicuro in Francia o in Italia, ma le reazioni non furono sempre benevole, anzi, a Civitavecchia ad esempio le navi che trasportavano i moriscos furono respinte a cannonate; la repubblica di Genova fu sempre intransigente nei loro confronti, persino Livorno e Venezia, così multiculturali e benevole con le minoranze chiusero i loro porti ai moriscos nel 1611. E’ dentro a questa storia di sangue, che Muley-Xeque che in Spagna era diventato punto di riferimento per tutti i suoi fratelli marocchini, intreccia la storia della nostra città! Pur potendo rimanere presso la corte spagnola e quindi in Spagna anche per via della sua “limpieza de fè” decide di partire in esilio con i suoi connazionali e giunge prima a Roma incontrando il Papa Paolo V, poi a Milano dove non può fermarsi per via di ostacoli che gli presenta il Governatore della città, giunge accolto dal vescovo Odescalchi a Vigevano. Negli ultimi dodici anni della sua vita trovò in questa Città una casa e ne divenne un benefattore illustre, inserendosi nel tessuto sociale e dimostrando una fede cristiana autentica. Diverse donazioni fece alla Cattedrale di Vigevano e diverse opere di carità furono eseguite grazie al suo contributo, morì senza alcun bene narrano le cronache, in povertà… ma sicuramente mantenendo sempre la ricchezza di un “principe” che si era speso per la giustizia, la fratellanza e un’umanità vera che tutti accomuna… il Principe esiliato a 12 anni, aveva trovato così una “patria” nei suoi ultimi 12 anni di vita!

    don Mauro

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