In morte papae Benedicti XVI: il messaggio del vescovo Gervasoni

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La morte di Benedetto XVI ci invita ad alcune considerazioni sul senso complessivo della vita umana, ma anche sulla vicenda della fede cristiana e della vita ecclesiale, legate appunto al fatto che si tratta di un papa emerito. L’intreccio dell’identità del ministero petrino con quella del discepolo del Signore si è espresso in modo singolare, proprio perché Benedetto ha avuto pochi predecessori dimissionari. “Morto un papa, se ne fa un altro”. Così siamo abituati a dire e con questo si intende che il nuovo papa ha la libertà di muoversi considerando il suo predecessore nella folta schiera di tutti i papi che si sono susseguiti nella storia; ossia ogni papa diventa interprete della Tradizione cattolica, ma è libero di dare espressione alle sue caratteristiche spirituali e di tenere in dovuto conto le condizioni storiche e culturali in costante cambiamento nel tempo.

Il fatto di avere un papa dimissionario vivente, ha posto in prima evidenza l’importanza del carisma personale nell’esercizio di un ministero istituzionale, perché il successore di papa Benedetto, come sempre succede, ha interpretato il ministero petrino attingendo abbondantemente alla propria personale spiritualità. La differenza di carisma personale, da parte di papa Francesco, risulta maggiormente evidente dal fatto che Benedetto XVI non è morto, ma ha continuato a vivere per un decennio. Alla sua morte l’occasione di un confronto tra i due sembra imporsi in modo naturale ed evidente. L’enorme produzione di commenti e notizie seguita alla morte di Benedetto XVI si è diretta sia nella linea di ripercorrere alcuni elementi salienti del ministero e dell’opera di Benedetto XVI, sia nella linea del confronto con il ministero di papa Francesco. In questa seconda linea,

mi pare di notare una eccessiva insistenza sulle diversità, al punto che se ne trae l’impressione di una specie di contrasto che in alcuni commentatori diventa addirittura complottistica manipolazione

Più che volere presentare l’opera di Benedetto, si induce, in questi casi, il pensiero che l’attuale papa sia in errore o che, addirittura, le dimissioni siano il risultato di una specie di complotto riuscito per togliere di mezzo il predecessore dalla scena del potere ecclesiastico. E così si presenta al mondo la dicotomia tra il papa conservatore e fedele all’ortodossia latina e il papa progressista più o meno rivoluzionario e comunque non conforme all’ortodossia cattolica.

PP Diocesi Vigevano - Benedetto XVI
un momento dei funerali del papa emerito Benedetto XVI

Mi sembra importante a questo proposito che si eviti di cadere in facili generalizzazioni che aiutano a porre giudizi stereotipali tanto facili, quanto falsi. La lettura meditata e calma dei testi che i due papi ci hanno lasciato mostrerebbe in modo abbastanza facile e critico l’enorme base di continuità dottrinale e di spiritualità cristiana che anima i loro pensieri teologici e pastorali.

Invero le differenze, per altro molto importanti, non sembrano in contrasto a livello di fondazione teologica. Infatti molte affermazioni forti di papa Francesco trovano chiaro fondamento teologico nei pensieri di papa Benedetto

E tutto ciò è risultato evidente proprio nell’episodio delle dimissioni di Benedetto, che si è sentito inadeguato a porre azioni anche politiche e di governo ecclesiale, a cui è seguito il forte indirizzo sociale e politico di Francesco. Ciò non comporta affatto una smentita o un contrasto di linea pastorale, che trova le sue radici proprio nel Concilio Vaticano Secondo, da entrambi assunto come riferimento fondamentale. La molteplicità delle interpretazioni del testo conciliare giustifica abbondantemente la possibilità anche di posizioni divergenti e molteplici nell’individuazione di linee pastorali operative. Questa molteplicità è individuata chiaramente nel Concilio come fenomeno legato alla ricchezza e alla varietà dei doni dello Spirito.

L’unica cosa che deve essere perseguita con forza nell’atteggiamento di fede e speranza è proprio la volontà di unità e di comunione, che troverà la sua piena manifestazione solo al ritorno del Signore alla fine del tempo

+ Maurizio Gervasoni Vescovo

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