La capacità di parlare ai giovani

L’esperienza dell’incontro di Papa Francesco con gruppi giovanili della Diocesi si racchiude in tre particolari momenti.
Uno di questi è l’incontro con i cresimati allo stadio di Milano, dove è stato invitato un gruppo di cresimati di Vigevano. Lì abbiamo ascoltato delle domande rivolte al Papa da parte dei ragazzi presenti. Una di queste era: Ma a te, quando avevi la nostra età, che cosa ti ha aiutato a far crescere l’amicizia con Gesù? Papa Francesco ha sintetizzato il tutto così: E queste tre cose faranno – davvero, questo è un consiglio che vi do – queste tre cose vi faranno crescere nell’amicizia con Gesù: parlare con i nonni, giocare con gli amici e andare in parrocchia e in oratorio.
Da questo momento ho portato a casa queste tre riflessioni: l’importanza di una rilettura sincera del passato per poter vivere il presente, la grandezza del gruppo degli amici e la necessità di un luogo dove poter stare per fare l’esperienza di Gesù.

Una seconda esperienza, questa a Cracovia, per la Giornata mondiale della Gioventù, dove abbiamo partecipato con un buon gruppo di giovani, insieme al Vescovo Maurizio.
Il brano era quello di Zaccheo. Mi ha fatto riflettere il fatto che parlando di Gesù il Papa rilegga il tutto soprattutto come una esperienza da vivere singolarmente ma con altri: Gesù desidera, in altre parole, avvicinarsi alla vita di ciascuno, percorrere il nostro cammino fino in fondo, perché la sua vita e la nostra vita si incontrino davvero.
In ultimo l’incontro con gli adolescenti a Roma dove ha richiamato i ragazzi ad avere il fiuto di Gesù e agli adulti di accompagnare i ragazzi nei loro slanci di generosità.
Questo forse il vero ruolo dell’educatore. Capire, accompagnare, sostenere, essere promotore di esperienza in base al fiuto interiore di ognuno: Cari ragazzi e ragazze, voi non avete l’esperienza dei grandi, ma avete una cosa che noi grandi alle volte abbiamo perduto. Per esempio: con gli anni, noi grandi abbiamo bisogno degli occhiali perché abbiamo perduto la vista o alle volte diventiamo un po’ sordi, abbiamo perduto l’udito… O, tante volte, l’abitudine della vita ci fa perdere “il fiuto”; voi avete “il fiuto”. E questo non perdetelo, per favore! Voi avete il fiuto della realtà, ed è una cosa grande. Il fiuto che aveva Giovanni: appena visto lì quel signore che diceva: “Buttate le reti a destra”, il fiuto gli ha detto: “È il Signore!”. Era il più giovane degli apostoli. Voi avete il fiuto: non perdetelo! Il fiuto di dire “questo è vero – questo non è vero – questo non va bene”; il fiuto di trovare il Signore, il fiuto della verità. Vi auguro di avere il fiuto di Giovanni, ma anche il coraggio di Pietro. Pietro era un po’ “speciale”: ha rinnegato tre volte Gesù, ma appena Giovanni, il più giovane, dice: “È il Signore!”, si butta in acqua per trovare Gesù.
Il nostro Vescovo richiama spesso questi punti di riflessione pastorale perché abbiamo il coraggio di metterci a disposizione del bene del cuore dei giovani, laddove essi vivono, assicurando la nostra presenza viva e garantendo loro esperienze buone e belle di vita, di incontro con Gesù, vivo, amico, compagno e fratello.

Don Riccardo
Delegato vescovile per i giovani

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