30 giugno, XIII Domenica di tempo ordinario

Questa domenica incontriamo Gesù che stando lungo il mare incontra, anzi si lascia incontrare da Giàiro e toccare da una donna particolarmente sofferente, anche a causa di «molti medici». In queste situazioni Gesù non si tira indietro, anzi entra pienamente in relazione per ascoltare, accogliere e “risolvere” le richieste ovvero i problemi.

Pur essendo stavolta il brano evangelico lungo e anche ricco di annotazioni, si può ben comprendere che Gesù “risolve” ciò che Giàiro e una donna chiedono, senza pretesa ma con tanta speranza. Giàiro, che la sua figlioletta venga «salvata e viva»; una donna, che sia «salvata» (non semplicemente guarita). Questo è il primo livello di proposta educativa che si può facilmente cogliere. In effetti, Gesù si pone in linea con il disegno salvifico di Dio Suo Padre, come indica il brano biblico della prima lettura. Qui è proprio il caso di richiamare quel linguaggio interessante che la Liturgia delle Ore ci presenta in riferimento alla ripresa della fede come una risurrezione: «Dona forza di risorgere a quanti hanno abbandonato la fede». È proprio il discorso sulla fede ciò che interessa, in fondo, al Nostro Salvatore, anche in questa domenica.

Figlia, la tua fede ti ha salvata;

«Non temere, soltanto abbi fede!». Cioè, la proposta educativa oggi è quella del rinvigorire la fede, e non altro (cf. la Colletta alternativa, anno B). Per il cristiano, non è solo una proposta, bensì un progetto permanente di vita.

Anche perché è proprio dalla fede che scaturisce, come un ruscello dalla sua fonte, la vita (cristiana), tutta la vita nelle sue varie connessioni (parole, pensieri, scelte, ecc.), come ci indica in modo parenetico la seconda lettura. Se non fosse così, ci sarebbero soltanto delle disconnessioni e la vita cristiana diventerebbe, anche oggi, insignificante, inutile.

Gesù “e-duca” la/alla fede, spesso interiore, nascosta, inconsapevole, non utilizzata. La vuole rendere visibile, esplicita, “consapevolizzata”, “mentalizzata”, che trasformi la persona e la sua vita. L’ha fatto non con delle lezioni (!) di catechismo, ma attraverso le esperienze di vita. Quelle che capitano.

don Giancarlo Vergano

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