Crisi umanitaria in Terra Santa: «Non vi lasciamo da soli»

La rete solidale di Caritas non abbandona la Terra Santa, ormai da mesi nella morsa della guerra. Vittima di una crisi umanitaria fuori controllo, iniziata lo scorso ottobre, la popolazione di Gaza, e non solo, è costretta a vivere in condizioni terribili, in assenza di acqua, cibo, riparo, salute e protezione.

I DATI Con un bilancio di 38.659 morti tra palestinesi, israeliani e libanesi, 84mila feriti e circa 2 milioni di sfollati, la Striscia è in gran parte inabitabile e occupata da macerie, con un arco di instabilità che si allarga a includere Siria (dove la guerra civile non è mai terminata), Iran, Iraq, golfo di Aden (con l’azione dei ribelli Houti). Secondo i dati di Caritas, si stima che più del 60% delle abitazioni della Striscia di Gaza sia stato distrutto, luoghi in cui i bombardamenti hanno danneggiato circa 372 scuole, 155 strutture sanitarie, ma anche 3 chiese e 227 moschee. Una situazione che è aggravata anche dalla chiusura del valico di Rafah verso l’Egitto, che ha portato come conseguenza l’ingresso limitato di aiuti umanitari, pregiudicandone una distribuzione efficace.

CRISI E INTERVENTO A mancare sono servizi basilari, dall’assistenza sanitaria all’accesso all’acqua, dalla sicurezza alimentare all’educazione. Per questo la rete Caritas ha avviato un piano operativo già attivo dallo scorso 7 ottobre (giorno degli attentati di Hamas ai danni della popolazione israeliana), la cui prima fase si è conclusa i primi giorni di gennaio. A essere state raggiunte circa 3.627 persone che hanno ricevuto una fornitura di servizi sanitari primari, kit alimentari e igienici, supporto psico-sociale e distribuzione di contributi economici. La seconda fase è partita lo scorso 2 gennaio e durerà un anno, durante il quale Caritas mira a coinvolgere circa 23.275 beneficiari diretti e 35.720 indiretti, sia all’interno di Gaza sia in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Una serie di aiuti che mira anche a migliorare lo stato di salute fisica e mentale della popolazione palestinese, così come potenziare le possibilità economiche degli sfollati.

RISULTATI In questa seconda fase a oggi Caritas ha dato modo a 7000 persone di accedere all’assistenza sanitaria a Gaza e in Cisgiordania, così come di fornire assistenza psicologica a 500 bambini e genitori attraverso incontri individuali e di gruppo. Un sostegno anche economico per 2.750 famiglie di sfollati, attraverso l’erogazione di buoni acquisto e carte ricaricabili. Gli interventi sono possibili anche grazie all’apporto di Caritas Italiana, in prima linea per fornire più aiuti umanitari possibile. Tra questi l’apertura della raccolta fondi “Emergenza Terra Santa”, da cui è possibile donare tramite i conti correnti di Caritas Italiana in donazioni.caritas.it, così come il sostegno finanziario di 51mila euro alle Ong israeliane per la realizzazione di un progetto di pace e riconciliazione.

Rossana Zorzato

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