Storie di redenzione, di nuove possibilità per ricominciare a vivere. Sono quelle di chi viene accolto dalla Comunità Emmanuel di Garlasco, un progetto che ha germogliato dal cuore pulsante del Santuario della Madonna della Bozzola, luogo sospeso tra storia e devozione nella Lomellina.
ACCOGLIERE Alcuni volontari, mossi dal desiderio di accogliere e sostenere chi si perde nei labirinti della dipendenza, della solitudine e delle fragilità moderne, sentono forte la chiamata a creare uno spazio di recupero e di rinascita. È così che nel 2003 vengono costituite insieme la Comunità Emmanuel e la Cooperativa Sociale Emmanuel, proprio accanto al santuario, intrecciando carità concreta e vita spirituale con l’attività pastorale mariana della Bozzola. L’ispirazione educativa e comunitaria prende forma sul modello di santa Paola Elisabetta Cerioli, fondatrice della Congregazione della Sacra Famiglia, che gestisce il santuario, e in questo abbraccio tra carisma cattolico e volontariato sociale Emmanuel diventa una casa dove vita e fede si incontrano, uno spazio di accoglienza per giovani in difficoltà, animato da educatori e volontari che cercano, attraverso la fraternità e l’ascolto, di restituire senso alle storie fragili.
UNA FAMIGLIA La comunità, strutturata per accogliere 10 persone, attualmente ne ospita quattro. «La nostra è una piccola realtà a gestione familiare — spiega il responsabile, padre Gianluca Rossi — costituita in modo da poter seguire con più attenzione i ragazzi, che effettuano un cammino preparatorio variabile da 12 a 24 mesi». Pur giovane rispetto alla lunga vicenda del santuario, attualmente diretto da padre Fabio Bonacossa e nato da un’apparizione mariana del 1465, la comunità si è consolidata negli anni come luogo educativo e di recupero, in sinergia con la cooperativa sociale e con l’animazione pastorale dell’intero complesso, una piccola oasi di speranza sbocciata all’ombra di una storia sacra secolare, dove il tempio della fede e la casa dell’accoglienza camminano fianco a fianco.
FERITE DAL PASSATO «Dieci giorni fa — racconta padre Gianluca Rossi — grazie al passaparola di un sacerdote in contatto con noi, è arrivato un uomo di 44 anni con un passato pieno di ferite. Da piccolo era stato operato al cuore, e questo gli aveva causato un ritardo nella preparazione scolastica, con un percorso segnato da un deficit nell’apprendimento e da una scarsa autostima. Poi erano arrivate le dipendenze dal gioco d’azzardo e dall’alcool, intervallate da momenti belli, come il matrimonio che gli aveva regalato due figli. Il vizio purtroppo ha continuato ad alimentare le ferite, mettendolo di fonte alla realtà del male, e facendogli perdere tutto: il lavoro, la famiglia, la fiducia in se stesso. Il primo passo del suo percorso di rinascita è stato riconoscere il male e perdonarsi per poter perdonare gli altri: non sei la tua storia sbagliata, ma puoi cambiare la tua storia ferita, riscrivendola e rileggendola alla luce di Dio, per riscopriti suo figlio. Ora questa persona ha iniziato un percorso di recupero, lottando ogni giorno contro il rischio di gettare la spugna, e ritrovando la fiducia per ricominciare una nuova vita. Di situazioni come la sua qui ne vediamo molte, abbiamo anche un ragazzo che si trova con noi da quasi sette anni e che sogna di lavorare come aiuto-cuoco. La cosa bella di queste storie è che si può cambiare, anche se con molta fatica. C’è sempre una seconda possibilità per accendere una vita nuova e restituire la speranza a se stessi e agli altri».
Davide Zardo




