Dialogo nel presepio

E’ questo un piccolo racconto giocoso natalizio. Provo gioia nel Natale e nel cammino del suo arrivo. Sicuramente sorge anche frenesia di regali, auguri a voce, mail e con qualche tentativo postale per cartoline incantate. E ancora occorre aggiungere l’allestimento dell’albero e del presepio casalingo. Figuratevi che faccio il presepio in casa dalla metà del Novecento: conosco le statuine come persone di famiglia.

CONVERSAZIONI Quest’anno mi sono chiesto che stufita deve averne la Gelinda nel sentire le solite nenie della piva gonfiata e rigonfiata di suo marito Gelindo. E lui “Gialindu”, che barba deve averne del disturbo della sbattuta zangola della “Gialinda” che torce panna e latte per ottenere il burro per la Madonna e il Bambino che stanno nell’attigua capanna. E’ sottinteso che il san Giuseppe non rientra nel canonico regalo che in latino recita: «Lac et mel sub lingua mea», latte e miele sulla mia lingua. «Ma prepara qualche pietanza anche per il Giuseppe », sbotta Gelindo, asciugando la bocca intrisa di zampogna con rapida sfregata in dorso di mano. E la Gelinda pronta replica: «E tu attacca qualche deciso rap-rock invece di gnagnare con le tue musiche da montenevoso». E, infatti, scendeva qualche voluta di neve, fiocchi di cotone sul ginepro di fondo, onde ovattare l’ambiente che si faceva carico di personaggi lustri e meno lustri.

Osservatorio 27-11 Natale presepe

SCENA VIVA In lontananza, dietro la montagna in carta ramagiata, si intravedono gli illustri tre Re Magi: ossia i “tri ré magg”, quasi assonanze in “re maggiore” ai triplici zufoli della gialindica zampogna! E tra i meno lustri appaiono pastori e popolani condensati in polvere quasi secolare. «Cosa continui a guardare verso il laghetto», sbotta il Gelindo rivolto alla moglie. Agli spicchi di specchi che fanno molto laghetto sta l’aitante Andrea, pescatore provetto, con quell’eterno unico pesce all’amo, rassegnata ittica comparsa in progressiva estinzione (dico del pesce naturale e non allusivo). «E tu cosa continui a guardare le cadenzate mosse della Margherita, che passa con quello straccio di camicia pendente tra le mani», incalzò la Gelinda e aggiunse: «Ma dai, vecchio hippy di margheritine!». Risoffiò poderoso la piva il nostro paonazzo musichiere mentre le pecore del pastore Gustavo si ammassavano belanti in modulate dissonanze fino al barrito del caprone imperante.

INCANTESIMO Persino il bue e l’asinello alla greppia di leccio traforata, in Greccio, levarono le irsute orecchie al presagio dell’evento dell’ormai mezzanotte: è nato il Bambino Gesù. Miriadi di brillanti stelle guidate dalla Stella Cometa volteggiavano sulla capanna risospinte dalle moltitudini degli Angeli in perfette giravolte di cori in letizia d’augurio di pace: pace dal principe della pace. Spettacolo travolgente e confortante. Tutto è rimasto incantato, fissato, estasiato come un tempo: anche quest’anno ripeto l’incanto nella scena delle piccole statue del semplice presepio casalingo con l’augurio a tutti di benevola pace.

Marco Bianchi

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