Il Concilio di Nicea nella storia

È stato il primo vero Concilio universale della storia della Chiesa. Si è tenuto dal 20 maggio al 19 giugno dell’anno 325 d.C. a Nicea (l’attuale Iznik, in Turchia). È stato convocato dall’Imperatore Costantino e vi parteciparono 318 Vescovi. Nel secolo IV la Chiesa ha dovuto affrontare importanti problemi riguardanti la fede trinitaria e cristologica. Particolare impatto aveva la teologia di Ario, presbitero della Chiesa di Alessandria d’Egitto. Alcune sue interpretazioni dottrinali erano in forte rottura con la sacra scrittura e la tradizione della Chiesa. Egli, per affermare la vera unicità di Dio, riteneva che il Figlio (il Logos, il Verbo, la Parola) fosse creato dal Padre, a lui subordinato, quindi non avesse vera e piena divinità; il Figlio si relazionerebbe con il Padre solo in quanto adottato per la sua buona condotta morale.

PROFESSIONE DI FEDE Il Concilio rispose formulando una “professione di fede” nella quale, oltre ad altri dati, si afferma: «Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre». L’identità divina del Figlio è stata espressa dal Concilio con termini propri della cultura filosofica del tempo (usia, sostanza). Il Figlio è della stessa sostanza (homousios) del Padre, è generato non creato dal Padre. Unitamente a queste affermazioni sulla vera divinità del Figlio, il Concilio ha pure affermato la realtà storica del medesimo Figlio di Dio: egli è l’uomo Gesù entrato nel mondo, «incarnato nel seno della Vergine Maria per opera dello Spirito Santo; per la nostra salvezza fu crocifisso, morì e fu sepolto, il terzo giorno è risuscitato….».

CONCILIO SPECIALE Per la prima volta, la Chiesa – ancora unita, Oriente e Occidente – ha concordemente espresso un dato di fede usando termini nuovi provenienti dalla cultura e dal linguaggio del tempo, diversi da quelli presenti nella tradizione risalente alla Bibbia. Il Concilio di Nicea è stato importante per aver correttamente espresso l’autenticità della fede incarnandola in un contesto culturale nuovo.  Ario, invece, e coloro che condivisero la sua teologia non sono riusciti a rimanere nell’ambito della vera fede e sono sfociati nell’eresia.

RIMANE IL MISTERO In ogni caso, sia il Concilio sia i teologi di quel tempo – di altissimo livello – non hanno avuto alcuna pretesa di annullare la misteriosità di Dio. Il Dio rivelato da Gesù Cristo è Dio unico, è Padre e Figlio e Spirito Santo. È e rimane mistero di amore ineffabile e inaccessibile alla mente umana davanti al quale la fede invita, più che a capire, ad adorare nel silenzio della mente e del cuore.

don Luigi Cacciabue

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