Il peccato “ecologico”

Custodire la Terra non è un impegno accessorio per i cristiani, ma un modo concreto di rispondere al Dio che l’ha creata e affidata all’umanità. 

IMPEGNO CONCRETO Da questa convinzione nasce «Prendersi cura della nostra Casa comune: risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario», elaborato dalla Commissione Teologica Internazionale. La riflessione è maturata tra il 2022 e il 2025 in una Sottocommissione presieduta dalla professoressa Alenka Arko e coordinata dal segretario generale, monsignor Piero Coda. Approvato online il 23 luglio 2026, il testo è stato presentato a papa Leone XIV il 28 luglio dal cardinale Víctor Manuel Fernández, presidente della CTI, che ne ha autorizzato la pubblicazione il 21 agosto. Il documento parte dalla gravità della crisi ecologica, ma invita ad andare più a fondo: la cura della Casa comune è inscritta nel disegno di Dio. Se il Creatore è Trinità, comunione e dono, anche il creato porta la traccia di questa origine. Il mondo non è un deposito di risorse da consumare, bensì una trama di relazioni dipendenti tra loro. 

L’UOMO AL CENTRO La creazione possiede un valore sacramentale, rinvia al suo Autore e trova nell’Eucaristia l’espressione della lode. Al centro resta l’essere umano. Rileggendo la Genesi alla luce di Cristo, la CTI respinge sia l’antropocentrismo predatorio, che fa dell’uomo il padrone assoluto della natura, sia il biocentrismo radicale, che ne cancella dignità e responsabilità. Parla invece di «antropocentrismo situato»: l’uomo è immagine di Dio, ma vive dentro il creato, dipende da esso ed è chiamato a servirlo come amministratore fedele. Dominare la terra non significa saccheggiarla, bensì coltivarla, custodirla e farla fiorire. Il deterioramento ambientale mostra quanto siano state ferite insieme le relazioni con il Creatore, il prossimo e la natura. Le conseguenze più pesanti ricadono sui poveri e sulle generazioni future; guerre, inquinamento e sfruttamento delle risorse aggravano la crisi. Per questo la CTI parla di «peccato contro il creato e contro il Creatore». 

CONVERSIONE Non riguarda solo i singoli: anche omissioni, modelli produttivi, strutture economiche e decisioni pubbliche possono contraddire il progetto divino e ferire il bene comune. Occorre allora una conversione ecologica integrale, capace di cambiare mentalità e stili di vita. La logica biblica del Giubileo lega il perdono alla giustizia sociale e al riposo della terra; la spiritualità educa a contemplazione, sobrietà, consumo responsabile e ritmi più umani. Riverenza, cura, ascolto del grido della Terra e dei poveri, rispetto della vita, fraternità, destinazione universale dei beni e opzione per i fragili devono guidare. Anche le altre religioni possono offrire la loro sapienza sull’interconnessione e sul rispetto della vita. La svolta necessaria non è solo tecnica o politica, ma culturale e spirituale — significa tornare a vedere la Terra come dono, riconoscere che nessuno si salva da solo e fare della sua custodia una concreta professione di fede. 

don Carlo Cattaneo

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