«Non siete soli», i vescovi lombardi accanto alla Chiesa del Nepal 

«Non siete soli, siamo con voi». È questo il messaggio che i vescovi lombardi affidano alla Chiesa del Nepal dopo la devastante alluvione che ha colpito il Paese, lasciando numerose famiglie nel dolore e nell’incertezza con 1400 morti accertati e più di 6mila persone ancora disperse. In una lettera indirizzata a padre Silas Bogati, amministratore apostolico del Vicariato del Nepal e presidente di Caritas Nepal e agli operatori di Caritas Nepal, i vescovi esprimono «la nostra vicinanza più sincera e fraterna».

VICINANZA «Siamo con voi», scrivono, rivolgendosi a quanti piangono i propri cari, alle famiglie dei dispersi e a chi ha perso casa e mezzi di sostentamento. Un pensiero particolare è rivolto a sacerdoti, religiosi e religiose, operatori e volontari di Caritas Nepal, impegnati nei soccorsi e nell’assistenza alle persone colpite. Tra i firmatari c’è anche mons. Maurizio Gervasoni, vescovo di Vigevano. La vicinanza assume un significato particolare alla luce del legame di fraternità che da alcuni anni unisce le Chiese della Lombardia e quella nepalese, attraverso il gemellaggio promosso dalla Delegazione Caritas Lombardia insieme a Caritas Nepal. «Un legame che per noi non è soltanto collaborazione, ma incontro e conoscenza reciproca», sottolineano i vescovi. Per questo, davanti alla tragedia, «il dolore di una Chiesa sorella diventa anche il nostro dolore; la sua speranza diventa la nostra speranza». È proprio nei momenti della prova, osservano, che il gemellaggio manifesta il suo significato più profondo: «stare gli uni accanto agli altri, portando i pesi e custodendo insieme la speranza».

LA SITUAZIONE La scorsa settimana il primo ministro nepalese Balendra Shah è intervenuto all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per raccontare ciò che questo piccolo paese himalayano incastonato tra India e Cina, circa 30 milioni di abitanti e un’altitudine media che si aggira intorno ai 3000 metri (la vetta dell’Everest si trova all’interno dei suoi confini): «Volevo parlare di pace e sviluppo, ma ho a che fare con morte e distruzioni». Ricordando che il Nepal contribuisce per appena lo 0.1% alle emissioni globali di gas serra, Shah ha dichiarato «basta indebitarsi dopo le distruzioni provocate dalla crisi climatica» e ha affermato che «il finanziamento climatico non deve diventare un labirinto burocratico […] quando la casa sta bruciando, non chiediamo alla famiglia di compilare cinquanta moduli. Agiamo. Questo è ciò che deve significare giustizia climatica».

CURA COMUNE Sulla stessa falsariga, la lettera dei vescovi lombardi richiama anche la responsabilità per la «cura della casa comune» di fronte alla crisi climatica. Gli eventi estremi, osservano i vescovi, colpiscono spesso con maggiore durezza le popolazioni e i territori più vulnerabili, che dispongono di minori risorse per prevenire i rischi e affrontarne le conseguenze. Da qui l’appello a scelte concrete per ridurre le disuguaglianze, rafforzare la prevenzione e sostenere le comunità più esposte. Le Caritas delle diocesi lombarde, in comunione con Caritas Italiana, stanno seguendo l’evolversi della situazione e i bisogni delle comunità colpite. «Vi assicuriamo la nostra preghiera, ma anche la volontà di fare concretamente la nostra parte – si legge nel comunicato – attraverso le nostre Chiese e le Caritas lombarde desideriamo sostenere, secondo i bisogni che emergeranno e le indicazioni che ci darete, l’opera di Caritas Nepal e delle comunità locali», assicurano i vescovi, confermando la volontà di tradurre la vicinanza in aiuto concreto nella ricostruzione. «In questo tempo di prova possa giungervi il nostro abbraccio fraterno e possa sostenervi la certezza che non siete soli». Un appello alla speranza che si conclude con la preghiera per le vittime, le famiglie, i feriti, gli sfollati e i soccorritori perché «la comunione nella preghiera supera ogni distanza e ci rende realmente fratelli e sorelle».

Rossana Zorzato

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