Quaresima, lo spazio della nostra libertà

Viviamo con speranza questo tempo benedetto di Quaresima perché la sua meta è la Pasqua di Cristo, un avvenimento che non dipende da noi, dai nostri sforzi, ma dalla gratuità senza limiti di Dio, che si esplicita totalmente nella Passione e Morte del Signore, nel mistero della Croce che ci salva e che è sorgente di Vita. La Quaresima è un tempo positivo perché è un tempo di conversione. La conversione cristiana è sempre un passaggio dal “meno buono” al “migliore”, almeno nel desiderio, almeno nella domanda che rivolgiamo a Dio. È un passaggio di liberazione, un passaggio pasquale.

C’è una poesia postuma dell’inquieto Giorgio Caproni, dal titolo “Mancato acquisto”, nella quale il poeta si immagina di entrare in un negozio ora gestito dal figlio dell’antico proprietario. Questo negozio è la Chiesa e il “nuovo gestore” si chiama Gesù Cristo, «sulla trentina, / di strano colorito un tizio / (certo di razza non latina) / da me mai prima visto / né conosciuto».

Nonostante la proposta di quest’ultimo di fargli credito, egli esce senza acquistare nulla: «“Il conto non vi preoccupi. / È un pezzo /che, specie s’è alto il prezzo, /ormai uso far credito. / Ditemi. / Salderete / come e quando vorrete”. /Crollai il capo. / Aveva pur parlato, / è indubbio, a chiare e oneste note. / Ma allora, perché uscii / a mani vuote?»
In questi versi è descritto tutto lo smarrimento religioso dell’uomo. La domanda con cui sigilla la sua poesia, «Ma allora, perché uscii a mani vuote?» può essere assunta quale emblema della condizione di chi (e tra questi ci mettiamo pure noi) sembra preferire le mani vuote alla soddisfazione. In un’altra poesia, “Determinazione”, dice ancora Caproni: «Lo abbiamo / lasciato passare diritto / davanti a noi. / E solo / quand’è scomparso, il deserto / ci è apparso chiaro. / Che fare […] Abbiamo / scosso le spalle. / Faremo, / ci siamo detti, senza / di lui. / Saremo, / magari, anche più forti / e liberi. / Come i morti».

Già, come i morti. Abbiamo lasciato passare Gesù, indifferenti e ci siamo ritrovati nel deserto. Solo se accogliamo Gesù che ci viene incontro anche oggi nel deserto potremo ritrovare vita nuova. È in Lui che gli uomini ritrovano la salvezza, pagata per noi a prezzo del Suo Sangue. Vive veramente infatti soltanto l’uomo che cerca e l’unica risposta che può appagarlo acquietando questa sua ricerca gli viene dall’incontro con Colui che è la sorgente del suo essere e del suo operare. Chi smette di cercare si abbandona al relativismo assoluto; qualunque sia il tenore di vita che conduce, il grado di cultura che possiede o la classe sociale cui appartiene, costui si condanna all’angoscia ed entra in un frustrante anonimato.

La quaresima, che ogni anno per grazia ci è donata, dunque, non è soltanto dolore per i propri peccati, non è solo sforzo ascetico per affinare le facoltà dell’anima, ma è la rinnovata scoperta che – come ebbe a dire Giovanni Paolo II – «la vita è in Lui redenta. Per mezzo dello Spirito Santo, Egli rinnova la nostra vita e ci rende partecipi di quella stessa vita divina che ci introduce nell’intimità di Dio e ci fa sperimentare il suo amore per noi». Il tempo di Quaresima sia allora per ciascuno di noi un momento prezioso per sperimentare la forza rinnovatrice dell’amore di Dio che perdona e riconcilia: all’uomo stanco di mediocrità è offerta la possibilità di intraprendere la via di una vita in pienezza e, perché questo avvenga, il primo cambiamento che la Quaresima ci chiede è che la nostra vita sia una vita di fede. «Convertitevi e credete nel Vangelo»: in queste poche parole è riassunto tutto l’impegno che ci è chiesto. Non un comando fastidioso, ma un messaggio di libertà.

don Paolo Ciccotti

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