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martedì, Dicembre 7, 2021
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    Rapporto Caritas Vigevano: in Diocesi la povertà diventa “cronica”

    Si è celebrata domenica 14 novembre la quinta Giornata Mondiale dei Poveri, che Papa Francesco ha dedicato al tema «I poveri li avete sempre con voi» (Mc 14,7).

    I poveri di ogni condizione e ogni latitudine – sottolinea il Papa – ci evangelizzano, perché permettono di riscoprire in modo sempre nuovo i tratti più genuini del volto del Padre

    E aggiunge: «Non possono essere solo coloro che ricevono; devono essere messi nella condizione di poter dare, perché sanno bene come corrispondere. Quanti esempi di condivisione sono sotto i nostri occhi! I poveri ci insegnano spesso la solidarietà e la condivisione».  Non sono quindi persone “esterne” alla comunità, ma fratelli e sorelle con cui condividere la sofferenza, per generare fratellanza, restituire dignità, assicurare inclusione.

    Purtroppo la pandemia – come sottolineato nel Flash Report di Caritas Vigevano (grazie all’ Osservatorio delle Povertà e delle Risorse che ne ha curato con intelligenza la stesura) su povertà ed esclusione sociale e con un focus sul Fondo “Vigevano solidale” dal titolo “Cellule di prossimità” – ha accentuato ulteriormente le disuguaglianze e la povertà economica, sociale, sanitaria, educativa, penalizzando ancor di più, i più poveri e i meno tutelati.

    Don Moreno Locatelli

    I dati del rapporto Caritas raccontano di una povertà che si fa sempre più cronica, multidimensionale e persistente e che questo periodo particolare ha fatto crescere in modo esponenziale. Il tutto è testimoniato dall’aumento delle persone in carico alla rete Caritas da molti anni, cosa che sperimentiamo anche sul nostro territorio, e dall’incremento di coloro che vivono contemporaneamente fragilità di diversa natura, mescolando povertà materiali e immateriali. Inoltre l’aumento della cronicità e dell’intergenerazionalità della povertà possono essere letti anche come campanelli d’allarme della scarsa efficacia nel tempo degli interventi di protezione sociale messi in atto. Ne emerge un quadro non certo entusiasmante e con il quale ci dovremo rapportare nel tempo a venire. Questo Report vuole – attraverso una lettura attenta e puntuale – comunicare/informare e quindi sensibilizzare ed educare alla testimoninza della carità, attraverso l’incontro con il povero, la comunità Ecclesiale e civile primariamente del territorio diocesano.

    don Moreno Locatelli

    IL REPORT

    Il report sulla povertà accolta della Caritas ha come riferimento per quanto riguarda i dati raccolti durante il periodo che va dal 1 dicembre 2020 al 31 agosto 2021 sia nei centri di ascolto diocesano diocesano che quello vicariale di Cava Manara.

    Sono 682 le persone incontrate per cui sono state realizzati gli identikit. Equilibrato il rapporto tra componente italiana (49,2%) e straniera (50,8%). In maggioranza sono donne (59,6%) e soprattutto adulti, con un’età media di 54 anni. La metà degli intervistati ha al massimo la licenza di scuola media inferiore.

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    Delle 682 persone assistite, 496 fanno parte di nuclei familiari, mentre 186 sono persone sole. Si tratta in gran parte di soggetti coniugati o conviventi (nel 36,9%); i casi di separati e divorziati sono il 16,2% del totale Molte le famiglie con almeno un figlio minore a carico (il 48,7%); le famiglie con più di due figli a carico rappresentano il 21% del totale. Il 47% è disoccupato o in condizioni di lavoro precario, di cui il 40 % con figli minori. In riferimento al focus sugli stranieri incontrati, è stato sottolineato che provengono da più di 43 paesi diversi del mondo. il Marocco si conferma la nazionalità maggiormente presente presso i due centri (il 17,7 % degli stranieri) seguono le persone provenienti dal Perù (presenti nel 10,4% dei casi) Costa d’avorio (6,8%) Albania (6,6%) Egitto (5,9%) e Tunisia (5,3%). Il 53% del totale è in situazione di regolarità. Tra gli stranieri, rispetto agli italiani, la quota femminile è più elevata (53,7% contro il 46,3%). L’età media degli stranieri è pari a 47,5 anni d’età (contro i 55 anni italiani) e presenta tassi più elevati di irregolarità lavorativa.

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    La percentuale dei bisogni presenta, per oltre la metà, povertà e problemi economici; per un altro quarto, invece, i problemi riguardano occupazione e lavoro, e infine il restante quarto si divide tra problemi familiari, problematiche abitative e problemi di salute. Durante l’incontro è stato inoltre fatto il punto sul Fondo di solidarietà in emergenza Covid 19 denominato “Vigevano Solidale”, una misura straordinaria istituita dal nostro Vescovo e gestita dalla Caritas di Vigevano, nata per aiutare e sostenere famiglie, artigiani, commercianti e piccole imprese in genere, permettendo loro di reggere al temporaneo periodo di crisi lavorativa legata alle limitazioni anti-covid e permettere di tornare, per quanto possibile, alla normale condizione della vita o dell’attività lavorativa.

    Ad oggi, il fondo è ancora attivo e, a fine agosto, ha erogato 224mila 250 euro.

    Il contributo è stato dato alle famiglie in difficoltà a causa di una riduzione/contrazione del reddito a seguito dell’emergenza Covid-19, domiciliate stabilmente nella Diocesi di Vigevano, con entrate mensili uguali o inferiori a 400 euro a persona. Per quanto riguarda il sostegno alle imprese, il contributo è stato invece erogato, tramite Banca Intesa Sanpaolo (filiale di Vigevano), sotto forma di finanziamento a medio-lungo termine (prestito di impatto) agevolato quanto a tasso, condizioni e termini di restituzione e garanzie alle piccole imprese artigianali e commerciali, aventi sede nella Diocesi di Vigevano che hanno subito un calo almeno del 50% del proprio reddito e/o fatturato a causa della situazione di emergenza Covid. Le domande pervenute da dicembre 2020 a fine agosto 2021 sono 93 e i beneficiari, ad oggi, sono stati 73. Alle persone che hanno fatto richiesta sono state inviate da centri di ascolto o parrocchie (47,9%), da passaparola (23,3%) da Caritas Vigevano (20,6%), da altre realtà del privato sociale (5,5%) e da istituzione pubbliche.

    Osservatorio 18-09 povero

    Tra i beneficiari, la maggior parte è formata da stranieri (50,7%): il gruppo più numeroso è composto da nuclei con figli minori (il 72,6% dei beneficiari), di cui il 49,1% con più di due figli a carico. In una situazione familiare stabile erano il 47,6% e la maggior parte ha un’età compresa tra i 35 e 54 anni (58,5%). La maggior parte delle persone, all’avvio del fondo, era in Cassa integrazione (42,5%), poi in calo nei tempi successivi: il 23% ha infatti ripreso a lavorare ma in situazione precarie. I tre principali motivi di accesso al fondo sono stati: pagare bollette e affitti arretrati (72,31%), arrivare a fine mese (6,18) e pagare spese sanitarie (0,16).

    Il 62,2% dei beneficiari ha valutato il fondo come strumento “ottimo”.

    Tra le considerazioni, si può dire che il fondo è risultato uno strumento in grado di assicurare una risposta concreta e ha attivato un processo che ha messo in moto un meccanismo complesso, partecipato e flessibile, capace di coinvolgere il più ampio numero di realtà interessate. Servono però approfondimenti che impieghino la famiglia come unità di analisi e attenzione alla condizione dei minori a carico. Da sottolineare, infine, che diminuisce la “richiesta” di lavoro nei centri di ascolto e aumenta quella per beni, servizi e sussidi. Sempre più forte comunque la necessità di politiche di contrasto alla povertà e all’esclusione.

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