Sartirana ti accoglie con il profilo della Torre che svetta sulle risaie. Ma il vero cuore del paese non batte tra i mattoni del castello: vive nel dialogo silenzioso tra le sue generazioni. In un’epoca che corre e spesso dimentica chi resta indietro, questo borgo ha scelto di trasformare la cura in un’arte quotidiana, puntando tutto sui due estremi della vita: i bambini e gli anziani.
IL DOMANI TRA I BANCHI L’attenzione per le scuole non è qui solo una voce di bilancio, ma una promessa di sopravvivenza. Vedere i ragazzi affollare le aule è il segno che Sartirana non vuole diventare un paese-museo, ma restare un organismo vivo. L’amministrazione sa che ogni investimento sulla scuola è un mattone contro lo spopolamento, un modo per dire alle famiglie che qui, tra la nebbia e il sole della Lomellina, c’è ancora spazio per crescere e sognare in grande.

LA MEMORIA CUSTODITA Poco lontano, le due case di riposo “gemelle” rappresentano l’altra metà del cielo sartiranese. Non sono un luogo di isolamento, ma un presidio di dignità. Curare gli anziani, per questa comunità, significa onorare le radici: è un atto di gratitudine verso chi ha plasmato questa terra con il lavoro e la fatica. Se le scuole guardano al futuro, la Rsa custodisce la memoria del paese, un luogo dove ogni ruga racconta una storia che il paese non vuole perdere. Sartirana si conferma così un paese “ponte”, dove l’energia dei giovani e la saggezza degli anziani si intrecciano come le trame di un cesto di vimini, rendendo la comunità più solida, più umana, più vera. A Sartirana, la solidarietà non è un concetto astratto, ma ha i volti e le voci di chi ogni giorno abita la prima linea della comunità.
SCELTA DI CAMPO Il sindaco Piero Ghiselli (59 anni, imprenditore agricolo, al suo secondo mandato) guarda alla scuola come alla «sala macchine» del paese: «Abbiamo 65 studenti alle medie, 48 alle primarie, e la scuola materna, partita con 12 bambini, ora ne ha 22. In più c’è la nuova realtà del nido, con 16 bimbi. Grazie ad alcuni bandi regionali e statali, nelle scuole abbiamo rinnovato i serramenti e i bagni, e ritinteggiato interno ed esterno. La settimana scorsa alcuni studiosi del Politecnico di Milano sono venuti a visitare la nostra scuola, perché è l’unica in tutta la Provincia ad avere degli scambiatori d’aria, uno per aula, che permettono la sanificazione dell’atmosfera, in modo da tutelare la salute dei ragazzi e del personale. E per gli alunni di prima media i libri di testo sono offerti dal Comune. Io e i consiglieri abbiamo rinunciato al nostro compenso per investirlo nel sociale. Tenere aperte le scuole qui, significa dare un motivo alle giovani coppie per restare. È la nostra sfida più grande. Ultimamente molti sono venuti qui da Milano acquistando casa a poco prezzo. E pochi anni fa siamo riusciti a non far chiudere le scuole garantendo il numero minimo di allievi, grazie a tanti bambini di famiglie italo-argentine che si sono trasferite qui». Nelle sue parole emerge chiaramente che difendere ogni singola classe, garantire i servizi e la mensa, non è solo ordinaria amministrazione: è una scelta di campo. Ogni zaino che attraversa la piazza è una vittoria contro l’oblio, un segnale che il borgo ha ancora una storia da scrivere.
Un luogo che non lascia indietro nessuno
La scuola è importante, ma un paese è tale solo se non lascia indietro nessuno. Entrando nella casa di riposo comunale, la Fondazione Adelina Nigra, la direttrice sanitaria, la dottoressa Luisa Ramellini, racconta una realtà che va oltre i protocolli medici. Qui l’attenzione all’anziano si fa carezza professionale. «Abbiamo 75 posti divisi in quattro nuclei, di cui uno dedicato all’Alzheimer, con 15 ospiti. In questo reparto abbiamo ricostruito un ambiente che ricorda il paese con angoli caratteristici, scorci di strade, il cinema con un megaschermo e la trattoria al posto del refettorio. A proposito, la nostra cucina prepara i pasti anche per l’altra casa di riposo, per le scuole e per anziani a domicilio». La direttrice sottolinea come la struttura non sia un’isola, ma un polmone vitale che accoglie le fragilità trasformandole in dignità, garantendo che l’autunno della vita sia vissuto con il calore di una casa e non con il freddo di un reparto.
Un occhio all’ambiente e uno al portafogli

A fare da collante tra nonni e bambini interviene il parroco, don Piero Rossi Borghesano, presidente della Fondazione Buzzoni Nigra (60 posti). Nelle sue riflessioni, la parrocchia e l’oratorio diventano i luoghi dell’incontro, dove i giovani imparano il rispetto per le radici e gli anziani si sentono ancora parte di un «noi» che non li esclude. «In Rsa abbiamo una spaziosa cappella per celebrare la messa. E l’impianto fotovoltaico sul tetto, da giugno a dicembre, ci ha permesso un risparmio di 15mila euro». Un occhio all’ambiente e uno al portafogli, dunque. Un impianto di teleriscaldamento a biogas, poi, garantisce alle due Rsa un risparmio del 40% rispetto al metano. Mentre le luci si accendono nelle stanze delle case di riposo e i cortili delle scuole si svuotano in attesa di un nuovo domani, Sartirana si addormenta con una certezza: finché ci sarà qualcuno che insegna e qualcuno che ricorda, il borgo non smetterà mai d’essere una famiglia.
Un salto al bar, «La circonvallazione ha tagliato fuori tutto»
La barista, Giada, è una giovane bionda e carina. Ma non ha tempo per parlare: alle undici e mezzo del mattino i clienti sono ancora tanti e lei, oltretutto, è anche un po’ imbarazzata.
RANE CHE CANTANO «Come si vive a Sartirana? Non saprei… – alza le spalle sbrigativa tra un caffè e l’altro – chieda a qualcun altro, adesso devo lavorare». Mi rivolgo a un uomo robusto, che non mi pare un volto nuovo. «Veramente io sono di Torre Beretti – dice, osservandomi bene – ma io ti conosco, sei un amico dell’Angela, la mamma di Francesco che gioca in porta come mio figlio». Ecco dove l’avevo già visto: al campo sportivo di Mede. Allora, da “straniero” come si vive qui? «Bene, direi. Almeno al bar il caffè è buono e costa poco». Chiedo a un altro avventore, con la barba nera e la pelle abbronzata di chi lavora all’aria aperta. Ha appena finito di citare un proverbio dialettale sulle rane che quando cantano annunciano la pioggia. Lui però, quando viene interpellato, “canta“ poco:
Ogni tanto vengono a rubare nelle case — si limita a dire — anche se qui c’è la caserma dei carabinieri. Però nel complesso si sta bene, non abbiamo maranza o altri problemi.
COME SI CAMBIA Ad Alberto, sartiranese “doc”, mancano pochi giorni alla pensione. Gli chiedo come ha visto cambiare il suo paese in tutti questi anni. «Da Isola Sant’Antonio a Chivasso, fino a pochi anni fa – risponde – c’erano ventisette negozi di articoli da pesca. Man mano che hanno realizzato la circonvallazione esterna, hanno chiuso tutti tranne uno. Una volta qui avevamo tre benzinai, adesso ne è rimasto uno». Davanti alle scuole, un’edicola che rischia di chiudere e che potrebbe andare al Gruppo carnevale, che gestisce il giardinetto estivo e con il comitato Sagra della rana e l’Auser si dà molto da fare. «Qui — continua Alberto — ci sono solo due paesi che stanno bene: Lomello e Castello d’Agogna, perché la statale passa dentro il centro. Tutto il resto rischia di diventare una cascina-dormitorio». Intanto, da un fosso poco lontano, una raganella inizia a gracidare. Sta per piovere.
Davide Zardo




