Osservatorio 10-07 / Quel ramo del lago…

Ops, ci eravamo sbagliati! «Noi pensiamo che (Manzoni) sia troppo difficile anche per i quindicenni del 2026 […] e che questa difficoltà (linguistica, storica, concettuale) non rappresenti per la gran parte di loro una sfida che li tempra bensì una frustrazione che li scoraggia e li demotiva» aveva scritto il 25 aprile Claudio Giunta in un intervento su “Il Post”.

C’era aria di cambiamento e la convinzione che fosse il momento opportuno per portarlo avanti: Giunta (docente universitario) e i suoi colleghi avevano messo mano alle indicazioni nazionali per i licei (quelle che impropriamente si potrebbero chiamare “programmi”), non limitandosi a enunciazioni teoriche, ma entrando «nel merito indicando nomi, suggerendo pratiche, dicendo con chiarezza a che cosa o a chi occorre a nostro avviso dare la priorità» pur lasciando all’insegnante

la responsabilità di decidere ciò che si fa in classe nelle ore di lettere.

E nelle proposte si era ipotizzato di spostare lo studio de “I promessi sposi” dal biennio alla quarta e di ridurre lo spazio dedicato alla Commedia al secondo biennio, lasciando libero il quinto anno affinché «gli studenti si formino un’idea della storia letteraria contemporanea». Ma come, si può toccare un modello linguistico di 200 anni fa impunemente? E infatti in questi giorni il Ministero con l’ultima versione delle Indicazioni, dopo aver ricevuto una sessantina di segnalazioni dalle scuole di tutta Italia e dopo le perplessità dello stesso ministro Valditara, ha deciso di tornare indietro: Manzoni resta al secondo anno, Dante continuerà a essere trattato anche in quinta. Inutile la spiegazione data nella bozza precedente:

Quanto a Manzoni, è debito ricordare che I promessi sposi entrano nei programmi scolastici negli anni Settanta dell’Ottocento perché si vuole affiancare ai modelli di prosa tre e cinquecenteschi un “classico contemporaneo”. Com’è evidente, I promessi sposi non sono più un “classico contemporaneo”.

Perché il romanzo di Manzoni è stato inserito nei programmi con una collocazione unica? Perché doveva fungere da modello linguistico quando, ricorda Giunta, «al liceo ci andava l’1% della popolazione» e Carducci precisava che «non è autor da ragazzi: vuole idonea preparazione di studi, di facoltà, di osservazione ad essere letto e meditato degnamente». Oggi il modello linguistico incarnato da “I promessi sposi” è ancora valido? No, nessuno scrive più così e se qualcuno scrivesse così il suo stile non sarebbe considerato “canonico”, cioè un modello di riferimento. Ci sono classici che potrebbero essere una valida alternativa? Sì, eppure… Eppure contrordine. Non è solo una storia di scuola, ma è una storia italiana; se in letteratura non ci si muove dagli anni ’40 dell’Ottocento in storia si fatica ad abbracciare gli anni ’70 del Novecento.

Eppure… eppure i neo-maturi che hanno appena finito l’esame si affacciano sul 2026, non sul 1976, sono trascorsi 50 anni, mezzo secolo, un buco nero in cui si perdono gli anni di piombo e la fine della guerra fredda, la crisi della Prima Repubblica e le Torri Gemelle. Non è solo una storia di scuola perché arrocchi simili si ritrovano in ambito industriale, ambientale, sportivo e quindi consente di riflettere sul fatto che l’Italia non si è fermata agli anni ’70 e tutti viviamo nel 2026. Certo, quelli erano bei tempi: prima della crisi petrolifera l’Italia rivaleggiava col Regno Unito per il titolo di terza economia del mondo, nello spazio era la terza potenza mondiale, ai mondiali non solo ci andava, ma era una delle squadre da battere. Si è sempre fatto così non vuol dire che “così” funzioni ancora bene. Non è inseguendo un ottocentesco “ideale dell’ostrica” che si salva il valore di un autore o di una comunità, ma «aggiornando» lo sguardo «ai cambiamenti intervenuti sul piano legislativo e culturale, economico sociale» come scrive la stessa Commissione che lavora alle Indicazioni nella premessa segnalando una delle due finalità per cui si è intrapresa una revisione. Anche Giunta scrive «”è tradizione” non vuol dire né che si faccia davvero […] né che sia sensato farlo».

Giuseppe Del Signore

Le ultime

L’Intervista / Daniele Bicego, la musica è memoria

Arriva a bordo di una Citroën DS verde, il...

Vigevano, viola gli arresti domiciliari: trasferito in carcere

Dagli arresti domiciliari al carcere per aver violato le...

Gropello, viola il divieto di avvicinamento all’ex compagna: arrestato

Ha violato il divieto di avvicinamento all’ex compagna, per...

L’assemblea pubblica… non è per tutti

Questa pagina non esisteva. Non era prevista nel “timone”,...

Login