Con la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri abbiamo iniziato il cammino della Quaresima in questo anno in cui ricordiamo ottocento anni dalla morte di S. Francesco. La figura di questo santo evoca in modo singolare un atteggiamento che mi piace presentare come significativo del cammino penitenziale e sapienziale della Quaresima.
La nostra cultura è tutta estroflessa e immediata. Il ricorso ai social mette bene in evidenza un atteggiamento di reazione emotiva e di scarsa elaborazione sapienziale degli episodi di vita, delle sensazioni emotive e delle comunicazioni che si pongono poi all’attenzione di tutti. Più che di comunicazioni si potrebbe parlare di chiacchiere, di esternazione di emozioni e di sensazioni, che attendono un “mi piace” non impegnativo, né di dichiarazione di responsabilità operativa chiara. Sono come le onde del mare. Il mare senza onde non sembra verosimile, e ce ne accorgiamo quando c’è la burrasca, ma il mare non sono le sue onde, che continuamente lo muovono:
esse passano l’una dopo l’altra, ma senza lasciare traccia.
Anche il desiderio di postare a tutti in modo indifferenziato e non selettivo episodi di vita o esperienze ritenute significative o belle indica una scarsa riappropriazione e una carente valutazione morale e spirituale della propria vita. Mettere in mostra facilmente corrisponde a un assottigliamento del rispetto ed espone a un gioco di standardizzazione. E questo noi facciamo con le cose che comperiamo e che consumiamo senza bisogno e senza misura e che poi finiscono in immensi mucchi di spazzatura. E le cose non bastano, anche le comunicazioni e i prodotti di cultura fanno la stessa fine, come ci capita quando prendiamo la scure dello zapping oppure facciamo ricerche con l’Intelligenza Artificiale. Ma per un surfista l’osservazione delle onde è importante. Non tutte le onde sono buone per lui. Occorre mettersi a osservare, occorre imparare a prenderle in modo corretto, occorre allenarsi.
Insomma l’onda diventa qualcosa di rispettato e di studiato insieme con lo studio di se stessi. E l’onda diventa unica. La Quaresima, tempo favorevole sostenuto dalla preghiera, dal digiuno e dalla elemosina, potrebbe suggerirci di provare ad assumere un atteggiamento più introspettivo, più capace di osservazione e di studio. E di rispetto. Questo, però, non basta. Il surfista non è un esperto della vita, perché la vita non è cavalcare le onde. S. Francesco ci pare un surfista delle onde della vita, perché è andato alla ricerca dell’onda da cavalcare per non rimanere schiacciato dal non senso della vita e dalle apparenze dell’inutilità e della fragilità che implode su se stessa. Grazie ad alcuni episodi di dolore e di delusione, egli è riuscito a scoprire nel profondo del suo cuore la figura di Gesù, come ideale vero di lettura della vita.
Così, dopo avere riflettuto su se stesso e sul senso della vita egli ha trovato l’onda che lo avrebbe portato a cavalcare il mondo della vita con profondità e con passione, tale da muovere molte altre persone a fare come aveva fatto egli stesso. Egli ha imparato, oltre che a incontrare Gesù, a riflettere su se stesso, sul valore delle cose, sulla bellezza profonda delle persone, di tutte le persone. Egli ha trovato in Gesù colui che è stato capace di dare valore a ogni cosa e a ogni persona, perché ha testimoniato e vissuto la vera ricerca della verità e dell’amore come verità ultima e intima, perché mossa dallo Spirito di Dio e a Dio riferita sempre. Così S. Francesco ha imparato a rileggere la sua vita per renderla moralmente buona, ha imparato e rileggere la realtà come cantico dell’amore di Dio,
ha riconosciuto il male nel suo cuore e l’ha offerto alla misericordia di Dio per imparare a perdonare a sua volta gli altri. Per fare questo egli si ritirava per molti giorni in grotte ed eremi a pregare e a digiunare.
In quei silenzi rileggeva le cose vissute, gli incontri avuti, le reazioni provate e le azioni fatte. Ha imparato a valutare il suo agire, per capire se è buono o cattivo, ossia se è valido non solo per sé, ma per tutti, non solo adesso, ma sempre. Ma per fare questo si è confrontato con la figura di Gesù e ha scoperto il senso vero della vita in umiltà profonda, senno e riconoscimento. Non è stata una sua conquista, ma un dono ricevuto, di cui rendere grazie sempre. Questo stile sapienziale di vita e pieno di fede possa guidare il cammino della nostra Quaresima a livello personale, ma anche comunitario. Mi piace affidarvi il testo che Frisina ha messo in musica. Alto e glorioso Dio, illumina il cuore mio. Dammi fede retta, speranza certa, carità perfetta. Dammi umiltà profonda, dammi senno e cognoscimento: che io possa sempre servire con gioia i tuoi comandamenti. Rapisca, ti prego, Signore, l’ardente e dolce forza del tuo amore la mente mia da tutte le cose, perché io muoia per amor tuo, come tu moristi per amor dell’amor mio, dell’amor mio Vigevano, 18 febbraio 2026.
+ Maurizio




