La politica di oggi ci preoccupa. È una politica di forza e inganno, non una politica di collaborazione e di prospettiva. Il Vangelo di Avvento ci ha confermato la profezia di Isaia che verrà il germoglio di Davide, che sarà Emmanuele, «Dio con noi», mi ha fatto pensare che cosa volesse dire «Dio con noi». Qualcun altro, tanti anni fa, ha scatenato la seconda guerra mondiale dicendo «Gott mit uns», «Dio con noi».
Non penso che fosse lo stesso «Dio è con noi»: quando – e se – il nostro cuore di uomini si lascia affascinare dall’amore di Dio, ne dà testimonianza. Nell’universo l’amore di Dio non serve a nessuno, il vero problema dell’amore di Dio è di conquistare il cuore degli uomini, perché l’unica persona, l’unica situazione che può fare male è l’uomo, altri non possono. Per chi non può fare né bene né male il problema dell’etica non c’è, quindi non c’è neanche il problema dell’amore di Dio. Invece, nell’uomo che può fare male, questo è il problema più importante e gli unici modi che noi abbiamo di agire con Dio, secondo Dio, sono la fede e l’amore, ma dobbiamo esserne convinti. Questa è la struttura trinitaria della Rivelazione cristiana, la potenza dell’amore di Dio si manifesta e si realizza nella Terra, perché c’è la potenza obbediente del Figlio.
E la potenza obbediente del Figlio la manifesta la gloria del Padre, perché è convinta e docile allo Spirito. In fondo il Natale è la premessa della Pentecoste.
A condizione, appunto, che noi facciamo in modo che “Dio sia con noi”. Tuttavia questa presenza di “Dio con noi” non entra nelle questioni della politica, perché la politica è l’osservazione delle cose da fare, delle discipline da stabilire. Se guardate bene, gli uomini litigano soprattutto sulle cose da fare. Quindi la politica è il luogo del conflitto. Perché uno agisce in un modo e l’altro in uno diverso.
Al contrario Dio non ha mai dato un’indicazione su quello che è “da fare”, ci sono due momenti soltanto in cui Dio ha detto qualcosa da fare. Il primo è, «fate questo in memoria di me», ma questa è la liturgia, perché deve essere in ricordo di Lui: il senso di quel “fare” è rendere presente la sua presenza. Non è fare qualcosa per uno scopo o ottenere una cosa. L’altra è «quando pregate, dite». Ancora una volta, è l’espressione non tanto di un fare, quanto di una gratuità e di una gloria che si manifesta. E di un impegno di sé. Allora, se è così, il compito della Chiesa è proprio quello di fare in modo che accada l’Emmanuele, il «Dio con noi». Ed è bello che l’Emmanuele accada in un bambino appena nato, dove il fare francamente non c’è.
+ Maurizio



