Osservatorio 31-07 / Dove il male ferisce

Dovrebbe essere l’occasione per parlare di vacanze, per raccontare il valore del riposo dentro un anno segnato dal lavoro e dalla fatica. E invece gli eventi recentissimi costringono a una riflessione più amara, inquieta e destinata a rimanere aperta, senza soluzioni immediate da proporre o abbozzare.

È di martedì la notizia della terribile profanazione avvenuta nella notte tra il 27 e il 28 luglio, alle prime luci dell’alba, in un luogo divenuto celebre come meta di pellegrinaggio e, allo stesso tempo, rimasto un grande interrogativo per l’autorità ecclesiastica e per la fede semplice del Popolo di Dio. Medjugorje, questo il luogo che nel cuore di molti evoca ricordi ed emozioni profonde, è stato colpito al cuore da una serie di gravi atti vandalici contro le statue della Regina della Pace, in due punti particolarmente significativi per i pellegrini: il luogo della prima presunta apparizione e quello delle successive ancora oggetto di discernimento. Scritte inneggianti al demonio, insulti alla Vergine Maria e sfregi all’altare esterno della parrocchia di San Giacomo hanno segnato il brusco risveglio della cittadina dell’Erzegovina, suscitando sgomento in chi guarda a quel luogo come a un riferimento per un cammino di conversione e di vita cristiana, i cui frutti sono stati recentemente riconosciuti anche dall’autorità ecclesiastica.

Sotto quelle scritte nere, che stridono violentemente con il candore delle statue in pietra bianca, sembra emergere un grido profondo del disagio umano, che assume le forme inquietanti e violente del male.

A essere colpita non è stata soltanto una comunità o un gruppo di persone: quei segni e quelle parole feriscono simboli centrali della fede popolare. Anche una volta identificata la mano degli autori, la matrice appare chiara ed è da ricercare in quel relativismo morale e religioso già denunciato con preoccupazione dall’allora cardinale Ratzinger. A essere feriti non sono stati semplicemente alcuni luoghi sacri, ma simboli profondamente legati all’esperienza cristiana: l’immagine della Madonna e l’altare. Non si tratta soltanto del vandalismo di chi non rispetta la sensibilità altrui, ma di un gesto che richiama una frattura più profonda nel rapporto tra uomo, fede e dimensione del sacro. Quei luoghi violati diventano così l’immagine di una coscienza cristiana chesembra ancora suscitare inquietudine in un mondo che per lungo tempo ha considerato il secolarismo una conquista definitiva.

Lo sguardo innocente di Maria rappresenta infatti una provocazione per un pensiero che vorrebbe relegare nei margini del passato tutto ciò che richiama una fede vissuta a partire dal cuore. Una fede capace di toccare le corde più profonde può infatti tornare a orientare le scelte morali, la visione dell’esistenza e il modo di affrontare questioni decisive come la bioetica e la famiglia. Ed è proprio questa possibilità a inquietare quanti ritenevano superato ogni riferimento a Dio nella costruzione del mondo contemporaneo. Le cronache riferiscono dell’arresto del presunto responsabile. Ma, al di là dell’identità di chi ha compiuto questo gesto, resta aperto l’interrogativo sul suo significato. La comunità credente accanto alla preghiera è chiamata a proseguire su una strada che, proprio perché appare difficile e forse anche scomoda, potrebbe essere quella più autentica.

don Carlo Cattaneo

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