Il Teologo nel pallone / La questione politica ai tempi di Gesù

Siamo in clima post-elettorale e si sente parlare molto di destra e di sinistra. Ma come era la questione politica al tempo di Gesù…? Sappiamo che il paese viveva con sofferenza l’occupazione romana. La situazione però era più complessa. C’è una pagina del Vangelo che si rivela molto suggestiva in tal senso. Il riferimento è al quinto capitolo di Matteo, che ruota attorno alle beatitudini. Gesù tiene questo famoso discorso sulla riva del lago di Galilea. Alla sua sinistra si intravede Betsaida, roccaforte degli Zeloti, pronti all’insurrezione armata per la liberazione della propria terra. Alla sua destra si erge in tutta la sua maestosità, quasi come un affronto, Tiberiade, città fondata da Erode Antipa in onore dell’imperatore Tiberio.

Coloro che provengono dai dintorni di Betsaida si distinguono per un forte orientamento rivoluzionario, che oggi potremmo identificare secondo i nostri canoni con l’estrema sinistra. Chi proviene dalla zona di Tiberiade manifesta invece un profilo più conservatore, potremmo dire di destra, improntato a un buon rapporto con l’impero romano e con la sua presenza sul territorio. Mentre i primi sono più sensibili alla condizione dei poveri e degli ultimi e si fanno paladini dei ceti più deboli, i secondi sono orientati alla difesa del welfare, come promozione della pace e del benessere sociale.

Bene: è emblematico come Gesù, nel chiamare i suoi apostoli, non ne scelga solo da una parte, ma anche dall’altra. «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. […]» (Mt 5). Nel formulare le beatitudini sembra andare incontro alcune volte alle attese dei primi, altre volte alle esigenze degli altri. Questo ci lascia intendere che Gesù è attento alle aspettative di tutti e sa cogliere e valorizzare i buoni propositi, da qualsiasi direzione vengano attuati e senza prendere le parti in modo esclusivo di nessuno, a discapito degli altri. Allo stesso tempo, emerge in modo forte, perentorio come la sua azione salvifica vada al di là dell’aspetto politico e finisca per assumere un carattere universale, come compimento del disegno di comunione e di amore di Dio.

don Luca Pedroli, biblista presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma

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