Le note di Imagine di John Lennon, la canzone della pace per eccellenza, e trecento partecipanti hanno riempito la piazza Ducale nel presidio organizzato oggi pomeriggio dalla sezione Anpi di Vigevano a favore della Global Sumud Flotilla, la spedizione umanitaria internazionale che ha l’obiettivo di rompere il blocco navale imposto da Israele sulla Striscia di Gaza. Alla manifestazione hanno preso parte diverse associazioni cittadine e esponenti di Pd, Avs e M5S. E proprio da un’imbarcazione della Flotilla si è collegato Paolo Romano, consigliere regionale del Pd, partito per intraprendere un viaggio umanitario e di speranza a favore
«del popolo palestinese, che sta subendo il peggior genocidio dal secondo Dopoguerra a oggi. Stiamo andando a Gaza dopo che alcuni droni israeliani hanno danneggiato i nostri motori. Volevano fermarci ma non ci sono riusciti, andremo avanti con l’obiettivo di riuscire a aprire un corridoio umanitario permanente. Ringrazio Vigevano e sottolineo che ognuno di noi può fare la sua parte, schierandosi dalla parte della Palestina».

UNITI PER LA PALESTINA Il riconoscimento dello Stato di Palestina, una richiesta che unisce i vigevanesi in piazza, italiani e arabi. Abdelaziz Ragab, imam di Vigevano, non ha mancato di ringraziare i partecipanti per
«il sostegno umano verso il nostro popolo. Ringrazio tutti quelli che sono venuti in piazza, che hanno deciso di schierarsi per l’umanità e contro i crimini che Israele sta portando avanti a Gaza. Chiediamo che anche l’Italia, come Spagna e Francia, si impegni concretamente nel riconoscimento dello Stato di Palestina. Soprattutto il governo deve imporre il divieto di consegnare armi a Israele».
Parole per la pace sono arrivate anche da esponenti della politica vigevanese: «Dobbiamo continuare a tenere alta l’attenzione su quello che sta succedendo a Gaza – dichiara Edoardo Casati, esponente di Rifondazione Comunista – oggi siamo scesi in piazza per far capire al governo che la maggioranza dei cittadini è d’accordo con noi e vuole che i palestinesi abbiano una terra in cui vivere».
Edoardo Varese

