Carcere, proteste per turni e 41bis

Il sindacato di polizia penitenziaria non ci sta: turni di dodici ore se va bene, se va male diventano le ore di lavoro al giorno sono quattordici, mentre aumenta la preoccupazione riguardo l’introduzione di una sezione con detenuti al regime di 41-bis nella casa di reclusione di Vigevano.

LETTERA DI DENUNCIA È la situazione denunciata dalla Uilpa Polizia Penitenziaria al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e alla direzione del carcere dei Piccolini, per segnalare le criticità quotidiane degli agenti che lavorano in struttura: «A Vigevano – scrive Pierpaolo Giacovazzo, segretario generale di Uilpa – probabilmente tenendolo nascosto al provveditorato dell’amministrazione penitenziaria, sono già in atto le procedure di spostamento detenuti e si stanno avviando i primi cantieri. La stessa direzione sembrerebbe aver subito le scelte discutibili dell’amministrazione penitenziaria.

Si sta compromettendo l’assetto organizzativo, senza il coinvolgimento dei sindacati e sovraccaricando il lavoro sulle spalle di un personale già alle prese con una mole di lavoro non indifferente.

Il “carcere duro” prevede l’isolamento dei reclusi in celle singole e controllate 24 ore su 24 e la sua introduzione potrebbe causare la chiusura della sezione femminile.

carcere

PASSAGGIO GRADUALE L’introduzione del 41-bis non sarà un passaggio immediato, destinato a concludersi nel giro di pochi mesi. La direttrice uscente Rosalia Marino infatti, in merito al numero di detenuti in regime duro che arriverebbero nella struttura riferisce che «di certo non c’è ancora nulla», mentre Michele De Nunzio, sindacalista dell’Uilpa Penitenziari a Vigevano ribadisce che «l’introduzione del 41-bis aumenterà i disagi del personale maschile. C’è disorganizzazione, così come percepisco poco interesse ad andare incontro alle nostre esigenze. Siamo sotto organico di 30 unità e non di rado capita che gli agenti lavorino dalle 8 di mattina fino alle 22. È una situazione che non può andare avanti: fare tante ore in un contesto carcerario, per poi essere costretti a un nuovo turno dopo poche ore rispetto a quello precedente, richiede uno sforzo fisico e psicologico non indifferente. Senza contare che mancano educatori, psicologi e figure che sappiano rapportarsi a una percentuale di reclusi di origine straniera che ha superato quella di detenuti italiani». La Uilpa intanto avanza le prime richieste: «Chiediamo all’amministrazione penitenziaria – rende noto Giacovazzo – di intraprendere ogni azione per fare in modo che la modifica della destinazione d’uso del carcere di Vigevano non si trasformi in un’ulteriore occasione che metterà alla prova la resistenza psicofisica dei nostri agenti. Bisogna pensare anche alla loro sicurezza».

Edoardo Varese

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