Classi multiculturali e fuga dagli stranieri?

Il dibattito sui trasferimenti “fuori stradario” o verso gli istituti privati, spesso dettati dal timore delle famiglie per la forte presenza di alunni stranieri e dal rischio di una segregazione scolastica di fatto, vede posizioni e strategie differenti tra i responsabili delle varie scuole. 

OLTRE LE IDEOLOGIE Per evitare che il tema dell’inclusione degeneri in scontro, Gabriele Sonzogni, dirigente dell’Istituto comprensivo di Gambolò,  invita a concentrarsi sulle necessità pratiche degli istituti. «L’istituzione scolastica – dice – è per sua natura, dal punto di vista delle finalità e delle concrete modalità organizzative, palestra di integrazione e di convivenza. In generale, credo però che approcci di tipo ideologico siano poco funzionali».  Massimo Camola, ds dell’Ic di via Valletta Fogliano, sostiene che «la libertà di scelta educativa concessa alle famiglie rischia spesso di muoversi su un crinale fragile: tra mode, passaparola, l’attrattiva di novità effimere e la fama di un determinato plesso scolastico. Resta tuttavia un punto fermo la vicinanza alla residenza, fattore che continua a prevalere largamente nelle decisioni genitoriali oppure, in subordine, la proposta di metodologie didattiche innovative». Per il preside Camola, «la composizione delle classi, specchio fedele del trend demografico e delle dinamiche territoriali, si definisce però soltanto a chiusura delle iscrizioni, riservando non di rado sorprese inattese. E così può capitare che, per le future classi prime, ci si trovi di fronte a percentuali superiori al 57% di studenti con un background migratorio, in un bacino d’utenza tradizionalmente abituato a proporzioni del tutto invertite». Secondo il dirigente dell’Ic di via Valletta Fogliano «se nuovi parametri verranno imposti per legge, le scuole faranno come sempre il loro dovere, applicandoli. Ma resta il dubbio che la fiducia delle famiglie non possa essere affidata a strategie di rassicurazione dall’alto, quanto piuttosto alla straordinaria professionalità di un corpo docente che, pur nella penuria di mezzi, sa fare dell’accoglienza una pratica quotidiana. L’autonomia e il diritto di scelta educativa rischiano, in questo modo, di trasformarsi in princìpi proclamati sulla carta ma difficilmente governabili nella concretezza delle aule».

PERCORSI SU MISURA Un’ulteriore analisi proviene dalla direzione e dalle coordinatrici della scuola paritaria “Don Comelli”, che chiariscono innanzitutto la propria specificità gestionale. «La nostra scuola – precisano – come molte scuole paritarie, nonostante la legge sulla parità scolastica sia in vigore da oltre venticinque anni, si trova ancora nella condizione di richiedere alle famiglie un contributo economico di gestione. Di conseguenza viene scelta prevalentemente da genitori che ne condividono il progetto educativo e le caratteristiche organizzative e che, al tempo stesso, hanno la possibilità di sostenerne i costi». Pur non registrando le concentrazioni di altre realtà locali, anche alla Don Comelli si rileva un aumento di alunni con background migratorio. L’istituto risponde potenziando i supporti linguistici. L’obiettivo dichiarato è duplice: «Permettere a chi parte da una conoscenza limitata o assente della lingua italiana di acquisire progressivamente gli strumenti necessari per seguire le lezioni e consentire, allo stesso tempo, al resto degli alunni di proseguire proficuamente nel proprio percorso di apprendimento e nel programma didattico». Un nodo cruciale rimane infine l’integrazione dei genitori stessi, condizionata dalle barriere linguistiche e digitali. Insomma, la vera integrazione passa infatti dalla possibilità che tutti, alunni e i genitori, possano entrare in relazione e comunicare senza isolarsi.

NO AL DIBATTITO Di fronte alla percezione di un potenziale calo della qualità didattica, c’è invece chi risponde rivendicando la bontà del proprio progetto formativo. Anna Miracca, dirigente scolastica dell’IC Piazza Vittorio Veneto, sceglie di non fare polemica sui media e dichiara: «Io posso solo rispondere con un’offerta formativa ampia, variegata, che dà una solida preparazione agli alunni; forse si dovrebbe proprio parlare di questo. Per il resto non mi interessa entrare in questi dibattiti. Ne parlo, se necessario, in sedi istituzionali». 

Isabella Giardini

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