Il sindaco e i maranza, Ceffa in strada per confrontarsi con loro

Il sindaco e i “maranza”. Andrea Ceffa sabato sera è sceso per le strade di Vigevano in compagnia de L’Araldo per incontrare quegli adolescenti di seconda generazione per cui un paio di settimane fa aveva chiesto l’introduzione di una «Ice italiana». Sostituendo la dialettica al dialogo emergono le domande, “banali” in quanto le stesse che potrebbero provenire da qualunque altro vigevanese: spaziano da, «quando il ponte e la strada?» a «quando si faranno interventi alle case popolari?» e ancora «le scuole, così come le palestre vanno messe in sicurezza: quando effettuerete i primi interventi?». Sono alcuni degli interrogativi dei “maranza”, che il settimanale aveva incontrato anche nelle settimane scorse per conoscere chi spesso è considerato solo per episodi di microcriminalità.

DITEMI TUTTO Così sabato sera, davanti al parcheggio di Sant’Ambrogio, alcuni ragazzi di una comitiva, mentre ascoltano musica trap, alla notizia che avrebbero avuto modo di parlare con il sindaco, iniziano a essere sempre più impazienti: vogliono confrontarsi con lui – uno chiede anche di «parlare col suo manager» per apparire in video – ma sono stanchi di aspettare il primo cittadino che tarda. Si fanno le 23 passate, due di loro stanno per andarsene, ma ecco che Ceffa arriva: «Ciao, ditemi tutto», e così inizia il confronto. «Quando farete il ponte sul Ticino? Siamo interessati a saperlo, ci interessa saperlo perché comunque sono stati spesi tanti soldi, tra i quali quelli dei nostri genitori». Questa la prima richiesta di Christopher, alla quale Ceffa risponde:

A marzo inizierai a vedere le rampe che si formano, poi ci vorrà un annetto di lavori. La strada invece partirà subito dopo, taglierà Abbiategrasso e migliorerà il collegamento tra Vigevano e il milanese.

i ragazzi a confronto con Ceffa

NON GENERALIZZARE Moustapha invece ha amici che abitano nelle case popolari, per questo spiega che alcune si trovano «in condizioni critiche, come quelle vicine al Brico. Devono essere sistemate». Lui è egiziano, a volte si sente giudicato per le sue origini, e non vuole che si generalizzi sul tema immigrazione, perché «io rispetto le regole, come molti ragazzi del mio paese, non capisco il motivo per cui devo andarci di mezzo, ricevendo anche offese personali, se non faccio nulla di male». In questo caso il confronto è più lungo e anche uno degli amici di Moustapha non va troppo per il sottile: «Vengono qui per delinquere, a molti di loro mancano basi educative e a causa loro ci andiamo di mezzo noi, perché di sera non sappiamo dove andare». Ceffa prova a mediare: «Sulla sicurezza e sul tema immigrazione sono il primo a non voler generalizzare e a invitare tutti a non farlo. Questo è il rischio che si verifica quando non si punisce chi commette reati: se c’è una legge va rispettata e fatta rispettare». Di tanto in tanto dei ragazzi incuriositi interrompono sia per chiedere foto sia per capire cosa stia succedendo. Due ragazze si avvicinano per ascoltare le risposte del sindaco, che sulle case popolari spiega:

La maggior parte delle case popolari sono gestite da Aler, a Vigevano ne ha quasi mille, mentre un centinaio sono del Comune. Spesso gli inquilini non sono persone rispettose, se causano danni servono soldi per ripararli. Quelle vicine al Brico sono di Aler, stiamo aspettando che vengano sistemate.

ACCENNO DI RISSA Mentre alcuni tornano a casa soddisfatti delle risposte, la serata si conclude in modo un po’ movimentato. Davanti al distributore automatico alcuni ragazzi hanno un diverbio acceso. Ceffa contatta Polizia locale e Polizia di stato, nessuno si è fatto male, ma al contempo nessuno di loro sente la necessità di confrontarsi con il primo cittadino. Del resto il dialogo, per esserci deve viaggiare in entrambe le direzioni, altrimenti o è un monologo o non c’è affatto comunicazione. Serve anche a questo scendere in strada un sabato sera qualunque a incontrare i “maranza”, che tolte le etichette sono persone. E alla fine non chiedono di legalizzare le droghe o di giustificare comportamenti “borderline”, ma quando finiscono i lavori per un’infrastruttura che, anche loro, aspettano da anni. Forse il dialogo serve più delle forze speciali. L’Araldo aveva rivolto lo stesso invito anche a Marco Vassori, segretario cittadino del Pd, che ha preferito declinarlo.

Edoardo Varese

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