Promuovere un invecchiamento attivo per una longevità consapevole. Questo il tema affrontato lo scorso giovedì 23 aprile all’auditorium San Dionigi di Vigevano, occasione in cui si è parlato di longevità non come semplice aumento degli anni di vita, ma come sfida complessa che riguarda salute, prevenzione e qualità dell’esistenza. Un tema sempre più attuale, quello organizzato dal Lions Host Vigevano, che mira a focalizzare l’attenzione sulla diagnosi precoce e su una pronta presa in carico del paziente e del caregiver.
NUMERI Un cambiamento epocale se si pensa che nell’Ottocento l’aspettativa di vita media si fermava a circa 35 anni (gli anziani c’erano, ma l’elevata mortalità infantile rendeva la terza età una cimera per tanti). Ma vivere più a lungo non significa vivere meglio. «Nel breve periodo si stima che 2 miliardi di persone avranno più di 65 anni – spiega il professor Fabrizio Pasotti, neuropsicologo dell’Asst di Pavia – per questo la vera sfida è invecchiare in salute», evidenziando l’aumento di patologie croniche e neurodegenerative. In Italia,
si stimano circa un milione di persone con demenza e 900mila con decadimento cognitivo lieve – un quadro che riguarda da vicino anche il territorio, tanto che – la Lomellina registra un numero elevato di casi di decadimento cognitivo.
PREVENZIONE Tuttavia l’invecchiamento è un processo naturale, che non coincide necessariamente con la malattia. «Diventa patologico quando subentra una patologia. Da qui l’importanza della diagnosi precoce e della presa in carico, anche se la vera criticità è intercettare i pazienti nelle fasi iniziali, momento cruciale per dare loro una terapia supportiva e tutta una serie di strumenti utili nel lungo periodo». Per questo, un ruolo centrale è affidato ai medici di medicina generale, primo filtro del sistema. «Dopo il sospetto diagnostico del Mmg, possiamo agire in primo luogo su tutti quei fattori che possono sviluppare la riserva cognitiva del paziente, il cosiddetto “use it or lose it”, usalo o perdilo». Ma la prevenzione passa anche da scelte quotidiane. «Ognuno può essere lo scultore del proprio cervello», richiamando il concetto di riserva cognitiva attraverso tre pilastri indicati: alimentazione, stile di vita e benessere relazionale. «Uno stile di vita sano può far guadagnare anche 8-10 anni di vita e l’attività fisica, anche moderata come una camminata, contribuisce a ridurre il rischio di declino cognitivo, promuovendo il flusso sanguigno cerebrale e riducendo l’infiammazione». Buone norme che, insieme all’importanza di esercizi di equilibrio, aiutano a mantenere autonomia e a prevenire le cadute.
SCREENING Sul fronte endocrinologico, il dottor Roberto Bellazzi ha illustrato invece i risultati di uno screening effettuato in piazza Ducale. «Abbiamo avuto un’ottima adesione e i dati confermano criticità già note – spiega – Basti pensare che tra i soggetti esaminati, il 50% è risultato iperteso e il 31% a rischio». Condizioni che, insieme a obesità e diabete, rappresentano fattori chiave anche per le demenze. «Agire su questi elementi significa proteggere il cervello». Per questo centrale è il tema dell’individuazione precoce. Il dottor Nicola Allegro, psicologo della Fondazione Mondino ha ricordato l’attività del Centro per i disturbi cognitivi e le demenze di Vigevano. «Sono passati circa 2500 pazienti, evitando loro spostamenti verso Pavia – richiamando il progetto Ricordare – Uno strumento per orientare i cittadini e avviare screening mirati». Ma i numeri restano critici. «Il 75% delle persone con demenza nel mondo non ha una diagnosi». Ma un segnale positivo emerge grazie anche a progetti che coinvolgono anziani e caregiver, come il Centro sociale per anziani della Caritas di Vigevano “I colori della Vita, tutto l’anno”. Un modo per far socializzare e dare stimolazioni cognitive ad anziani e malati di Alzheimer il tutto supportando caregiver.
Rossana Zorzato


