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Per combattere il bollino rosso serve aumentare il verde e i colori chiari. Con l’innalzamento delle temperature estive, diventa sempre più evidente la necessità di ripensare a come le città vengono costruite e progettate: un tema su cui gli urbanisti dibattono da tempo e divenuto di strettissima attualità in questo primo scorcio dell’estate 2025, uno dei più caldi da quando le temperature vengono monitorate.

LO STUDIO Tra un’area asfaltata e una verde d’estate possono esserci fino a 4.5°C di differenza: a rilevarlo è uno studio del Politecnico di Milano, che usando un nuovo modello di calcolo chiamato Poli‑H è stato capace di stimare la temperatura superficiale urbana (nota tecnicamente come Lst) integrando dati idrologici, energetici e ambientali. Lo studio è stato applicato alla città di Milano e il modello ha simulato il comportamento termico del suolo urbano dal 2010 al 2022, tenendo conto delle diverse caratteristiche del territorio: aree pavimentate, vegetazione, umidità del suolo, radiazione solare e altri fattori meteorologici. I risultati hanno rilevato come le zone asfaltate o con pavimentazione di qualche tipo siano in media di 3.7°C gradi più calde rispetto ad aiuole o parchi, con picchi di 4.5°C in più in aree particolarmente assolate e cementificate. Insomma, quasi come avere un microclima diverso nello spazio di un marciapiede. È il fenomeno delle isole di calore urbane, un fenomeno studiato fin dal 1800 e che è condizionato dalle proprietà dei materiali con cui è costruito l’ambiente urbano e dalle sue “geometrie”.
Un problema soprattutto nelle grandi metropoli: ma l’asfalto di Vigevano, Mortara, Garlasco non scotta meno di quello di Milano o Roma. Perché non ripensare quindi a come rendere più vivibili anche le “middle town”?
LE SOLUZIONI Ciò che sta sotto i piedi o le ruote può fare la differenza. Le pavimentazioni tradizionali, come l’asfalto o le pietre cementate, rendono il suolo impermeabile, contribuendo al surriscaldamento e all’aggravarsi degli allagamenti durante le cosiddette “bombe d’acqua”. Le pavimentazioni fatte con materiali drenanti, come apposite tipologie di calcestruzzo, permettono all’acqua piovana di infiltrarsi nel terreno, riducendo i flussi verso la rete fognaria. E anche la temperatura ne trae beneficio: materiali drenanti e chiari riflettono più luce e trattengono meno calore, aiutando a mitigare le isole di calore. Un’altra soluzione è la cosiddetta depavimentazione urbana, che punta alla trasformazione di aree cementificate inutilizzate in spazi verdi: ecco, proprio la presenza di piante e alberi contribuisce non poco all’abbattere le temperature. Il problema nel rinverdire le città è che talvolta la burocrazia è un po’ lenta nel cogliere i cambiamenti, come segnala Urbanfile, blog specializzato in urbanistica: «Molti amministratori locali e urbanisti iniziano a domandarsi se non sia il caso di bilanciare la tutela con l’adattamento climatico. In alcuni casi, i progetti di forestazione urbana leggera o l’inserimento di pavimentazioni innovative sono bloccati proprio per via dei vincoli delle Sovrintendenze – è il punto di Urbanfile – L’obiettivo non è trasformare le piazze storiche in giardini o cambiare la loro natura, ma renderle abitabili anche nel nuovo contesto climatico».
Alessio Facciolo

