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«Ma quale cambiamento climatico, a giugno ha sempre fatto caldo». È vero. Almeno in parte. Tra le persone comuni chi nega che sia cambiato qualcosa nelle estati del mondo e locali paga il dazio di un difetto di prospettiva: nell’arco della sua vita la temperatura media anno dopo anno è andata sempre aumentando e quindi non ha mai conosciuto niente di diverso. L’Osservatorio Balcani Caucaso e lo European Data Journalism Network hanno realizzato un portale che contiene le temperature medie registrate in oltre 100mila comuni di 35 paesi europei dagli anni ’60 al 2018, constatando un incremento medio della temperatura di 2.2°C. Considerando che le persone nate prima del 1950 sono una minoranza, chi ricorda un clima diverso?
STESSO CALDO A Vigevano l’aumento è stato di 2.3°C, come a Mortara, Cassolnovo e Cava Manara, a Mede è stato più contenuto (+1.9), a Gambolò +2.1, a Garlasco +2.2, a Pavia +2.5, a Voghera +2.1. Può darsi che la vocazione agricola della Lomellina e la protezione dei tre fiumi che ne segnano i confini a est, ovest e sud abbia avuto un effetto di mitigazione, perché appena oltre il Ticino le temperature iniziano ad aumentare mano a mano che ci si avvicina a Milano (+3.3°C, ma già ad Abbiategrasso +2.5). I dati raccolti dalla piattaforma si fermano al 2018, ma le centraline Arpa possono dare un’idea dell’evoluzione più recente; sul territorio quelle che rilevano la temperatura media sono a Vigevano (dal 2015), Lomello (dal 2018), Castel d’Agogna (dal 1993), al netto di alcuni periodi di vuoto dovuti presumibilmente a guasti o malfunzionamenti. Nella città ducale il 2019 ha visto il termometro fermarsi a un valore medio di 14.1°C, il 2020 a 13.9, il 2021 a 13.5, il 2022 e il 2023 a 14.8, il 2024 a 14.5: negli anni ’60 ci si fermava a 11.2°C, nel 2009-18 a 13.5, negli ultimi sei anni la media è 14.3. A Lomello negli anni ’60 era 11.6, nel decennio 2009-18 13.5, nel periodo 2019-24 14.5. A Castel d’Agogna negli anni ’60 11.3, nel decennio 2009-18 13.5, nell’intervallo 2019-24 14.3, con il 2023 che ha sfiorato i 15°C.
QUESTIONE SOCIALE Se il decennio in corso dovesse chiudersi con questo andamento a Vigevano (come a Lomello e Castel d’Agogna) l’incremento in settant’anni con buona probabilità supererà i 3 °C, sembrano cifre piccole, ma se si fa un paragone con una persona è la stessa differenza che corre tra avere una temperatura corporea di 36.5 e 39.5. Si tratta di una similitudine impropria (il grado di complessità è troppo alto), ma rende l’idea della differenza. Così è possibile comprendere perché Paola Mercogliano, esperta di adattamento del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (CMCC), intervistata da “Domani” affermi che «questa è la nuova estate. I regimi delle piogge ci mettono più tempo a cambiare, ma il caldo è l’emergenza più immediata. Abbiamo un disperato bisogno di smettere di parlarne come una questione meteorologica o ambientale. Il caldo è un’emergenza sociale e sanitaria». Una nuova “questione sociale” che tocca salute, lavoro, economia e si intreccia con l’altra questione sociale della contemporaneità, la rivoluzione dell’IA.

LE VITTIME Si tratta di una questione sociale in primo luogo perché ci sono decine di migliaia di vittime solo considerando l’Ue, almeno 44mila ogni anno. L’Italia è il paese europeo in cui il caldo uccide di più, 295 decessi per milione contro una media continentale di 114, nel 2022 secondo una stima di Nature i decessi sono stati 18mila nella penisola; l’area in cui rientra nella provincia di Pavia in quell’anno ne ha contati 350 per milione. A essere più esposti anziani e bambini sotto i tre anni che, per motivi diversi, fanno più fatica a termoregolarsi, ma anche gli uomini tra 15 e 34 anni, fascia in cui si conta il maggior numero di infortuni caldo-correlati secondo il progetto “AdaptHeat” a cui partecipa la Fondazione Di Vittorio. Tra i lavori più esposti ci sono i settori edile, industriale in genere, estrattivo, ma anche marittimo, petrolchimico, logistica, pubblica sicurezza, rifornimento, manutenzione elettrica e idraulica, ecologico. Il reddito ha un ruolo: per la Stanford University (2021) chi guadagna di meno corre fino a cinque volte di più il rischio di morire per un colpo di calore (si pensi al diverso lavoro svolto e al diverso accesso all’aria condizionata, che diventerà sempre più importante per la salute). E non manca un risvolto economico, visto che le stime parlano di una contrazione del Pil mondiale del 3.2% da qui al 2050 e che un report di Allianz Trade pubblicato a inizio luglio ipotizza che
Cina, Spagna, Italia e Grecia potrebbero registrare perdite di Pil di quasi un punto a causa dell’attuale ondata di caldo. Gli Stati Uniti e la Romania potrebbero subire un calo di circa -0.6 punti percentuali ciascuno, mentre la Francia potrebbe perdere fino a un terzo di punto e l’impatto sulla Germania sembra minimo, pari a soli -0.1 punti percentuali.
STRUTTURA Si comprende bene come, di fronte a un cambiamento strutturale e già in atto, non possa essere sufficiente il protocollo firmato una settimana fa da sindacati, imprese e governo sull’onda lunga della preoccupazione crescente dell’opinione pubblica. Il tema è quali saranno i provvedimenti strutturali che saranno intrapresi a settembre o ottobre, quando la pressione mediatica si ridurrà, un aspetto che non riguarda solo l’Italia, ma anche l’Ue dove la seconda commissione von der Leyen ha abbandonato la linea della transizione verde inaugurata nel primo mandato. Lo scorso giugno 39 aziende, tra cui le italiane Chiesi, Florim, Mutti e Kerakoll, hanno chiesto di confermare gli impegni comunitari.

SOLUZIONI Sul fronte delle soluzioni, se a livello aziendale occorrerà ripensare tutto, dai dpi all’acqua, dall’esposizione all’aperto agli orari, a livello cittadino delle buone pratiche ci sono già. A Medellin, la città colombiana di Pablo Escobar, sono stati creati 30 corridoi verdi, con oltre 1.5 milioni di metri quadri di aree verdi (50mila piante e 600 alberi piantati solo nel 2024) e un esercito di oltre 200 giardinieri impegnato nella manutenzione: le temperature, anziché aumentare, sono diminuite di circa 2°C nelle aree in prossimità dei corridoi, fino a 4.5°C in quelle ombreggiate. La riforestazione, non solo urbana, è uno degli strumenti più potenti a disposizione, ma non è l’unico: pavimentazioni riflettenti (sperimentati a Phoenix), tetti bianchi (obbligatori in California per gli edifici commerciali), corridoi di ventilazione urbana (Stoccarda), acqua urbana (Copenaghen), mezzi di trasporto pubblici o green (bici), uso di materiali per l’edilizia che non accumulino calore, e naturalmente l’impiego dell’IA che, oltre a consumare acqua ed energia e dunque a entrare in competizione con l’obiettivo di ridurre il riscaldamento, potrà essere una risorsa per gestire in maniera sempre più rapida, precisa e adeguata sistemi complessi come intere città. Firenze progetta di dotarsi di una “smart city control room”. Anche a Vigevano era stato lanciato un progetto “smart city”…
Giuseppe Del Signore

