Padre Michele Scarso è il superiore della comunità dei frati domenicani di Varazze che nella settimana di preparazione alla festa del beato Matteo è stato invitato a predicare nella chiesa di San Pietro martire a Vigevano, dove sono custodite le spoglie del frate vissuto nel XV secolo.
STORIA DI UN FRATE Come è nata la sua vocazione? «Frequentavo la terza elementare in provincia di Padova, e un frate domenicano, residente a pochi chilometri dalla mia parrocchia, era venuto a incontrare i bambini in oratorio per farsi conoscere. Dopo diversi incontri nelle sede dove abitava il frate con la sua comunità, ho deciso di frequentare le scuole nel loro seminario, dalle medie alle superiori, che ho terminato poi a Bologna. Nel frattempo, c’è stato un percorso di discernimento avviato insieme ai miei compagni di studi grazie a test psicoattitudinali per l’orientamento scolastico e la conoscenza di se stessi. In questo percorso avevo maturato una vocazione sacerdotale, come alcuni di noi. Altri avevano scelto un altro cammino di crescita umana, altri ancora si sono addirittura allontanati dalla Chiesa. Per me la vocazione si è manifestata gradualmente, culminando al termine di 4 anni di istituto magistrale, con il quinto anno di pausa perché avevo bisogno di fare discernimento. Poi nel 1983 mio padre è morto in un incidente stradale, e dato che ero l’unico figlio maschio si è presentato il problema di dover mandare avanti la sua attività di falegname.
Ho fatto la mia scelta con serenità, e la mia famiglia non ha insistito, anzi mi ha assecondato e sostenuto.
IL CARISMA DELL’ORDINE Cosa caratterizza lo spirito domenicano? «La forza e il fuoco della predicazione, elemento che rimane importante e attuale. La parola di Dio si distingue per essere luminosa e gustosa, deve cioè portare luce e amore, come insegna la storia del beato Matteo che fin da giovane era affascinato dalla bellezza e dalla bontà. È la stessa missione dei credenti, che, come dice il Vangelo, devono essere il sale della terra e la luce del mondo». A proposito di bellezza, parliamo della figura femminile nella Chiesa. Che influenza ha avuto la spiritualità di Caterina da Siena nell’Ordine domenicano?
LA DONNA NELLA CHIESA «Non è esagerato dire che, se san Domenico da Guzman è stato il nostro Padre fondatore, santa Caterina è la nostra Madre fondatrice, incarnando il carisma domenicano al femminile. La presenza femminile, soprattutto nel terz’ordine, è fondamentale perché le donne partecipano pienamente al carisma di san Domenico attraverso preghiera, testimonianza, studio, predicazione e servizio. Esse rendono concreto il legame tra contemplazione e azione, portando il Vangelo nella vita quotidiana e mostrando particolare attenzione alla cura delle persone, ai poveri e alla dignità umana. In questo modo contribuiscono attivamente alla missione della Chiesa e alla diffusione della verità. Le numerose figure femminili della tradizione domenicana, come santa Caterina da Siena, mostrano come una donna possa essere autentica predicatrice e protagonista nella vita della Chiesa. Infine, possiamo certamente ricordare tre figure femminili legate alla predicazione e alla figura del beato Matteo: Luchina da Soncino, la beata Stefana Quinzani e la beata Caterina Nai Savina».
Davide Zardo

