Lavoro / Vullo (Acli): «Formazione e salari da ripensare»

Manca lavoro o sono le aziende a richiedere qualifiche tanto specifiche da risultare di fatto impossibili da trovare in coloro che sono alla ricerca di un’occupazione? E, quando queste competenze ci sono, le imprese sono disposte a retribuirle adeguatamente nell’unico Paese Ocse che ha visto ridursi i salari tra il 1990 e il 2020? Sia per le nuove generazioni sia per lavoratori over50 è sempre più difficoltosa la ricerca di un impiego soddisfacente all’interno del territorio lomellino.

Sappiamo che non c’è abbastanza personale che soddisfi le richieste delle aziende – afferma Giuseppe Vullo, referente di Acli Vigevano – senza contare che il sistema di inserimento lavorativo che dovrebbe essere svolto all’interno dei centri dell’impiego non funziona bene

NON SI FA FORMAZIONE Le cause e le motivazioni per le quali queste strutture non sono più considerate come i primi punti di riferimento dalle aziende per trovare nuovo personale, sono molteplici. «Le ditte e le imprese – prosegue Vullo – fanno maggiore riferimento alle agenzie del lavoro, come Manpower o GiGroup. Non si fanno più attività di formazione che possano consentire ai disoccupati di ricevere le basi per andare alla ricerca di un’occupazione piuttosto che un’altra. Ogni impresa fa formazione tenendo unicamente conto delle proprie valutazioni». Acli in questi anni ha cercato di diventare un punto di riferimento per «artigiani, commercianti e altre categorie. Dal 2016, anno in cui sono stati attivati i nostri sportelli lavoro, collaboriamo con diverse realtà del territorio. Stiamo notando che nessuno vuole più fare formazione».

PP Lavoro Acli - Giuseppe Vullo
Giuseppe Vullo (Acli)

CHI SOFFRE LA DISOCCUPAZIONE Come procedere quindi? Se per i giovani ci possono essere degli spiragli per trovare un lavoro per la prima volta o dopo averlo perso, lo stesso non si può dire per gli ultracinquantenni. «Purtroppo ci sono fasce d’età che, non seguendo processi di formazione o di aggiornamento, si ritrovano loro malgrado a risultare fuori mercato. Le aziende non hanno tempo da dedicare alla formazione. Assumono solo se vedono candidati che presentano un curriculum vitae sufficientemente specializzato». Senza contare che «una volta che si è acquisita una determinata competenza, è complicato slegarsi da essa e trovare lavoro in altri ambiti. A 50 anni o più è difficile rimettersi in gioco, a 30 anni per ovvi motivi il discorso cambia».

RETRIBUZIONE INADEGUATA A fronte di richieste di competenze sempre più specifiche e al passo coi tempi, resta da chiedersi se la retribuzione offerta oggi dalle aziende e dalle imprese risulti adeguata. «Siamo uno dei Paesi con la retribuzione più bassa d’Europa, questo è un dato di fatto. Soprattutto, è facile ritrovarsi, proprio malgrado, a gestire un lavoro non in regola e sottopagato. Le aziende dovrebbero entrare nell’ottica per cui offrendo poco, si ottiene ancor meno». Esiste una battaglia che occorrerebbe avere il coraggio di intraprendere, «quella del salario minimo, perché ci garantirebbe di avere una base come punto di riferimento».

Edoardo Varese

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