L’Oms dichiara ufficialmente lo stato di pandemia. «L’infezione da Sars-CoV-2 – spiega il direttore dell’ente Tedros Adhanom Ghebreyesus – può essere caratterizzata come pandemica.
E’ la prima pandemia causata da un coronavirus nella storia
La decisione è stata presa anche per sottolineare la gravità del pericolo, sottovalutata ancora da troppi paesi nel mondo:
Ogni giorno – afferma – abbiamo chiesto interventi urgenti e decisi, abbiamo suonato la campana. Siamo profondamente preoccupati per la diffusione e la severità della malattia e per l’allarmante livello di inazione
Il direttore è categorico perché ormai «molti stati hanno dimostrato che si può controllare questo virus. La domanda non è se possono, ma se vogliono». Il messaggio non è rivolto alle nazioni che da tempo sono in prima linea, che anzi Ghebreyesus elogia in quanto «siamo grati a Italia, Corea, Iran per le misure prese. Sappiamo che hanno un costo elevato per le popolazioni e per questi Paesi».
LA SITUAZIONE IN ITALIA Intanto il report della Protezione civile ha portato a 10590 il totale dei positivi, un’impennata in parte dovuta al fatto che ieri non erano arrivati tutti i risultati della Lombardia, tanto che circa 600 nuovi casi sono da attribuire proprio al 10 marzo. I guariti invece sono 41, per un totale di 1045, i morti 196 e salgono a quota 827; a Vigevano i malati confermati dal sindaco Andrea Sala sono 41. In tutto i contagiati dall’inizio dell’epidemia sono 12462, a livello di cifre ufficiali è il paese con il più alto numero di infetti dopo la Cina, anche se il direttore del Dipartimento di malattie infettive dell’Iss Giovanni Rezza, parlando della letalità, precisa che i dati internazionali non sono paragonabili. «Il tasso di letalità italiano – argomenta – sembra essere più elevato, ma se si stratifica per età scopriamo che non è più alto di quello cinese, perché la popolazione italiana è molto più anziana. Inoltre non si può standardizzare a livello internazionale il livello di letalità, perché dipende dal numero di test che si fanno; se si fanno i test solo ai sintomatici, come è oggi in Italia, il livello di letalità si alza. Se usassimo come indicatore la stima degli infetti il tasso sarebbe più basso». Inoltre in alcune nazioni la situazione non è oggetto di un monitoraggio altrettanto attento, sia per quanto riguarda l’Occidente sia per altre aree del globo.
LOMBARDIA BLINDATA? Resta la richiesta di misure più severe da parte del governatore lombardo Attilio Fontana, che in una lettera indirizzata al Governo ha chiesto chiusura delle attività commerciali – aperti solo venditori di beni di prima necessità, alimentari, farmacie, edicole, attività di pubblica utilità, servizi pubblici essenziali – stop ai centri commerciali e ai mercati, serrande abbassate per bar, pub, ristoranti e simili, porte chiuse per attività artigianali fin qui rimaste aperte (parrucchieri, barbieri, estetisti), fermi tutti gli alberghi, i servizi mensa, semaforo rosso anche per il terziario, sempre a esclusione dei servizi irrinunciabili, riduzione del trasporto pubblico. Escluse solo le aziende, dopo una trattativa serrata con Assolombarda e con l’impegno di garantire il rispetto totale delle prescrizioni sanitarie. Arriverà un nuovo decreto? La situazione evolve ora per ora, il Presidente del consiglio Giuseppe Conte ha dichiarato massima disponibilità al confronto, anche nell’ottica di adottare nuovi provvedimenti, purché giustificati. «L’atteggiamento del governo – dichiara in conferenza stampa – è di nessuna chiusura verso eventuali misure più restrittive. Siamo disponibili a seguire l’evolversi del contagio, la curva epidemiologica, e a valutare le richieste che ci dovessero pervenire dalla Lombardia o dalle altre regioni». Il premier teme che possano prevalere valutazioni irrazionali: «Non affidiamoci a istanze emotive». Si percepisce la difficoltà di tenere insieme la partita sanitaria e quella economica, anche perché è sempre più evidente che il conto peserà a lungo sulle spalle dell’Italia, come dimostrano i 25 miliardi di euro stanziati mercoledì mattina per l’emergenza da coronavirus, di cui 20 di indebitamento netto, con un’incidenza sul rapporto deficit-pil del 2.7%. La cifra non sarà impegnata tutta subito, ma in maniera graduale per far fronte alle esigenze che si paleseranno, anche perché il Ministro dell’economia Roberto Gualtieri si aspetta una forte flessione del pil nel 2020, che si aggiungerebbe allo stato di stagnazione in cui il Paese già si trovava.
Giuseppe Del Signore

