Coronavirus Pavia / Morti su, ricoveri giù: a che punto è l’epidemia?

In Provincia di Pavia i decessi aumentano più che nel resto della Lombardia.

I morti nell’ultima settimana (dati al 14-12) sono stati 73 contro i 65 della precedente, +4.4% rispetto +4.0%, crescita relativa superiore a quella regionale (+3.5%), ma inferiore a quella nazionale (+7.3%).

Tuttavia queste ultime sono in calo rispetto all’ultima rilevazione (+5.6% e +9.1%). I deceduti ufficiali salgono a 1744 in area pavese ed entro la fine dell’anno dovrebbero avvicinarsi alla soglia di 2mila, senza dimenticare che a questi occorre aggiungere i defunti privi di diagnosi e quelli mancati per cause indirettamente legate al coronavirus, soprattutto durante la prima ondata, per un eccesso di mortalità che in Provincia è di circa 550 persone.

IL QUADRO Questo dato negativo si associa a un contesto territoriale fluido, nel quale i ricoveri sono in diminuzione del 3.8%, in maniera significativa in terapia intensiva (-3.3% contro il +3.4% di sette giorni fa) e meno negli altri reparti (-3.9%, ma in precedenza -13.4%), ma i nuovi casi attivi mantengono un passo stabile:

una settimana fa erano cresciuti dell’8.6%, due del 10.7% e questa del 7.0%, i contagiati aumentano del 5.1% a fronte di una media regionale del 3.2%.

Nello stesso tempo i focolai passano da 42 a 47 e le persone coinvolte da 555 a 603, con 23 “epicentri” presso le case di riposo, tra cui il De Rodolfi a Vigevano, Casa Serena a Cilavegna, le Istituzioni Riunite a Mede, la Dellacà di Opera Charitas a Mortara, che non sono le uniche rsa lomelline coinvolte. Nel complesso segnali contraddittori che sembrano suggestivi di una Provincia in cui la seconda ondata si è manifestata con tempi diversi nei vari centri.

FIAMMATE Come pare indicare anche la situazione delle singole città, con i comuni più grandi in frenata e altri in cui si registra un’accelerazione.

A Vigevano i contagiati sono aumentati del 4.5% (nell’intervallo precedente +7.1%), a Pavia del 5.1% (+6.9%), a Mortara dell’8.2% (+4.4%), a Garlasco del 2.1% (+6.2%), a Voghera del 4.3% (+9.7%).

Nella città ducale la prevalenza è di 41.2 casi ogni mille abitanti a fronte di 2622 colpiti dall’inizio dell’epidemia, nel capoluogo di 42.1 per 3084, nelle due cittadine lomelline di 41.9 e 39.7 per 647 e 384, nella capitale oltrepadana di 40.3 per 1584. Allargando lo sguardo ad altri borghi della Lomellina, Cilavegna supera proprio Garlasco come numero di soggetti colpiti, 389 (+5.1% rispetto al precedente +5.7%), per un’incidenza che arriva a 71.5, ma è soprattutto a Zeme e Albonese che suona un campanello d’allarme. I due comuni già la scorsa primavera erano stati i più colpiti in proporzione alla popolazione, nell’ultima settimana i contagi hanno segnato +25% nel primo e +9.3% nel secondo, arrivando a 80 (+16, incidenza 80.3) e 47 (+4, 88.3) persone interessante.

IN GENERALE Tanto in Italia quanto in Lombardia diminuiscono i positivi, del 9.8% e del 32.5% rispetto al -5.0% e -7.5% della scorsa settimana.

Anche i ricoveri sono in discesa, ma in maniera costante: -8.5% nelle rianimazioni italiane (-9.7%) e -12.3% in quelle lombarde (-13.8%), -9% negli altri reparti a livello nazionale (-8%) e -20.6% a livello regionale (-14.4%).

Stabile anche il rapporto tra tamponi effettuati e casi trovati, che si attesta al 10.5% nella penisola (era 10.9%) e al 9.1% in regione (era 10.2%).

Giuseppe Del Signore

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