Vaccini, ma chi sono i “fragili” che hanno diritto alla priorità?

La pandemia ha reso tutti fragili. Alcuni più degli altri. Soprattutto da quando questo aggettivo è stato posto accanto alla categoria dei soggetti prioritari tra quelli da vaccinare;

ma chi sono le persone a «elevata fragilità»?

La domanda non è peregrina, perché negli ultimi giorni si sono viste in fila persone di tutti i tipi: anziani sì, ma pure giovani, professionisti della sanità non legati all’emergenza, persone di mezza età sovrappeso senza essere obese. Anche l’hub vaccinale di Vigevano presso “Il Ducale” ha visto il transito di un’umanità varia, che non ha esitato a immortalare sui social il momento dell’estremo esempio civico.

Coronavirus vaccini

SELEZIONE Tutti fragili? La risposta è no, senza pretendere di spulciare le cartelle cliniche dei singoli e rimandando a ognuno l’esame della sua situazione personale.

No perché le indicazioni del Ministero della salute e del commissario straordinario Figliuolo sono stringenti.

Le quali comprendono sì le patologie respiratorie, ma solo la fibrosi polmonare idiopatica e chi necessita di ossigenoterapia, sì quelle cardiocircolatorie, ma con «scompenso cardiaco di classe avanzata» o «post shock cardiogeno», così come i diabetici, ma se di tipo 1 oppure di tipo 2 che assumono almeno due farmaci o hanno complicanze, o chi è affetto da sindromi autoimmuni, ma «con grave compromissione polmonare, marcata immunodeficienza», «immunodepressione secondaria a un trattamento terapeutico».

Perfino tra chi ha un tumore la priorità è ristretta a pazienti «in fase avanzata non in remissione», nonché in trattamento con farmaci immunosoppressivi o mielosopprevvisi.

Il nuovo centro vaccinale “il Ducale”

LE REGOLE A far testo sono le “Raccomandazioni ad interim sui gruppi target della vaccinazione anti-Sars-CoV-2/Covid 19” del 10-03-2021; all’interno del documento la popolazione italiana è divisa in 5 categorie a cui si aggiunge una “categoria 0”, quella di chi a questo punto avrebbe già dovuto essere vaccinato ovvero operatori sanitari e sociosanitari, personale e ospiti delle rsa, over80, over60 con almeno una comorbidità cronica, cioè con una malattia che espone al rischio di sviluppare una forma grave di Covid-19. Seguono i soggetti caratterizzati da «elevata fragilità, persone estremamente vulnerabili» e/o con «disabilità grave», gruppo in cui rientra chi è affetto da

patologie valutate come particolarmente critiche in quanto correlate al tasso di letalità associata a Covid-19 per danno d’organo preesistente o compromessa capacità di risposta immunitaria a Sars-CoV-2

GLI ALTRI Seguono la fascia 70-79, in cui la letalità è pari al 10% degli infettati e quella 60-69, con letalità al 3%; i “fragili” under60? Rientrano nella penultima categoria, la 4, quella delle «persone affette da patologie o situazioni di compromissione immunologica che possono aumentare il rischio di sviluppare forme severe di Covid-19 seppur senza quella connotazione di gravità riportata per le persone fragili». Anche perché solo l’1.1% delle vittime del coronavirus ha meno di 50 anni, 1188 al 30 marzo, di cui 282 con meno di 40. Fermo restando che la condizione di salute è personale, l’effetto di “dirottare” – anche in buona fede – dosi di vaccino su chi ha meno di 60 anni e non ha malattie gravi pesa sulla comunità e si traduce in un numero maggiore di morti. Non a caso in Germania, dove la percentuale di popolazione vaccinata è in linea con quella italiana, ma si concentra nell’intervallo dai 70 in su, la mortalità per Covid è in calo, mentre in Italia è stabile o in aumento.

Gds

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