Vaccini / Pavia, provincia ultima in Lombardia, ma la Lomellina fa peggio

Ci sono le vacanze, non abbiamo tempo. In Lomellina nel periodo estivo il numero delle vaccinazioni è andato a picco; spiacenti, c’è il mare, poi la montagna, per vaccinarsi ci saranno altre occasioni.

Così nell’ultima provincia in Lombardia per vaccinati, in estate l’incremento è stato inferiore al dieci per cento (dati al 31-08).

A luglio le prime dosi somministrate hanno comportato un incremento del 5.4% della popolazione coperta, ad agosto del 3.9%, negli stessi mesi in Lombardia si è registrato +5.5% e +4.5%; sembrano pochi decimali, ma si traducono in differenze di migliaia di cittadini. A giugno la crescita era stata del 21.2% con 113mila prime iniezioni contro le circa 29mila di luglio e le circa 21mila di agosto, che sommate sono meno della metà di quelle precedenti. Guardando ai dati ci si accorge che le ultime settimane sono state dedicate soprattutto alle seconde dosi, passate da 43mila a 116mila tra giugno e luglio, per poi scendere a 41mila nel mese che si è appena concluso. Così Pavia a inizio settimana restava l’unica provincia lombarda al di sotto dell’80% della popolazione target (chi può vaccinarsi) raggiunta con almeno una somministrazione, rimanendo distanti dall’87% di Lecco o dall’85.5% di Sondrio.

DIFFERENZE Se il dato aggregato mette dietro la lavagna tutta l’area pavese, in realtà nel territorio ci sono dinamiche differenti e in particolare è la Lomellina ad arrancare, basti pensare che

tra i primi cento comuni per vaccinati, appena 17 sono lomellini e il più grande è Gambolò.

Il primo che si trova è Sommo (26esimo, 83.8%), seguito da Mede (31esimo, 83.4%), Pieve Albignola (38esimo, 83%), Albonese (45esimo, 82.4%) e Pieve del Cairo (50esimo, 82.2%). Difficile imputare un simile ritardo all’assenza di hub vaccinali “delocalizzati” sia perché le strategie di Ats sono state le medesime in tutta la provincia sia perché quando sono stati organizzati i “vax day” itineranti la risposta è stata bassa, così come non si spiega l’assenza dei centri di maggiori dimensioni, visto che Pavia è 54esima (82.1%) e Voghera (78.5%) arriva appena dopo la centesima piazza, occupata da Robbio. Vigevano segue non molto distante (78.1%), ma Mortara è tra le peggiori (75.2%), la trentasettesima partendo dal fondo della “classifica”, in un gruppo in cui appena 4 comuni superano i mille vaccinabili e solo due oltre al capoluogo lomellino ne hanno più di 2mila.

Proprio nelle retrovie del resto si trovano 24 centri lomellini nelle ultime 50 posizioni.

Il nuovo centro vaccinale “il Ducale”

SITUAZIONE Numeri che dovrebbero suscitare una reazione da parte della classe dirigente locale, perché se non è certo cosa succederà nel corso dei prossimi autunno e inverno, è sicuro che ricoveri e decessi riguarderanno soprattutto chi non è vaccinato, come rivelano già oggi i dati statistici dell’Istituto superiore di sanità. Guardando alla popolazione totale, a Vigevano è potenzialmente immune il 57.8% ed è a metà strada il 68%, a Mortara il 54.4% e il 65.5%, a Garlasco il 58.5% e il 68.4%, a Gambolò il 59% e il 68.9%, a Cassolnovo il 57.1% e il 67.1%, cifre ben lontane – come del resto anche a livello nazionale – da una qualsivoglia immunità di gregge.

Task force a Mede per la vaccinazione

L’APPELLO «Vaccinatevi per non rischiare un autunno di contagi». Il ritardo nella campagna vaccinale ha spinto l’Ats di Pavia a intervenire e il direttore generale Mara Azzi non ha usato giri di parole per descrivere la posta in palio. Un appello che si associa alla speranza di veder decollare le prenotazioni al rientro dalla pausa estiva, con la certificazione verde che settimana dopo settimana diventa sempre più necessaria per condurre una vita “normale”.

Sono ancora 94.629 i soggetti attesi negli hub vaccinali per la prima dose – precisa Azzi – Un numero in continuo miglioramento se si pensa che nella sola giornata di lunedì 30 agosto sono state registrate circa 3000 prenotazioni e, nella stessa giornata, nei centri vaccinali del territorio sono rimasti disponibili 400 appuntamenti

Ats ha anche siglato un’intesa con i medici di famiglia, che dovrà essere approvata dalla Regione e che, una volta ottenuto il via libera, consentirà a questi ultimi di vaccinare in ambulatorio, così come già avvenuto per gli over70 e come richiesto da mesi da molti medici di medicina generale. Analizzando le diverse fasce d’età, i problemi principali si riscontrano soprattutto in quella tra i 20 e i 39 anni, in particolare, comunica Ats, «dei 57.490 assistiti tra i 30 e i 39 anni il 68% si è sottoposto alla prima dose». Tra chi ne ha da 20 a 29 ci si attesta al 70.8%, anche se si tratta dei gruppi a cui la vaccinazione è stata aperta dopo rispetto al resto della popolazione.

Giuseppe Del Signore

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